In migliaia allo stadio per imparare a sognare con il rock dei Negrita
I fans accampati nel prato del Mirabello fin dal pomeriggio Poi tutti in piedi per ballare sulle note travolgenti dei “docs”
REGGIO EMILIA. «Mentre le ideologie si estinguono e le coscienze si disperdono, insieme ai muri crollano le verità di comodo».
Si estingueranno anche le ideologie, per riprendere un celebre frammento della loro hit “Bambole”, ma dopo più di vent’anni di onorata carriera le canzoni dei Negrita continuano a scaldare il pubblico, numeroso, che si innamora di loro, soprattutto dopo averli ascoltati live. Ne ha dato dimostrazione il calore e il fragoroso tifo che i fans della vecchia guardia, ma anche tanti nuovi estimatori, hanno voluto tributare ieri sera allo stadio Mirabello per la terza tappa del tour della band aretina.
Un insieme di date che segue il fortunato tour nei palazzetti dei mesi scorsi e fa sì che, giù dal palco, a cospetto di una delle band più longeve del rock in Italia, si componga un mosaico sociale di tutto rispetto: dalle famiglie con bambini ai giovanissimi, a professionisti affermati noti in città.
«Mi piacciono le musiche, ma anche i contenuti dei testi – spiega Federica D’Astolfo, nota allenatrice di calcio femminile della Reggiana, poco prima di entrare al Mirabello – Prima dello show ho ascoltato alcune delle mie canzoni preferite del gruppo: tra queste c’è “Ho imparato a sognare” che canta spesso anche Fiorella Mannoia». Viene da Castelfranco, nel modenese, invece, Silvia Sabattini, assiepata sul prato dello stadio da ore prima del concerto. «Dei Negrita mi piace la voglia di ballare che trasmettono – spiega – Mi piacciono canzoni come “Magnolia” ma anche “Poser” dall’ultimo album. Ho iniziato a seguirli nel 2009 e non me ne sono più separata». Di fianco a Silvia c’è la sorella Samantha Sabattini con la quale condivide la passione per gli show live. «“A modo mio” e “Bambole” sono due brani che rispecchiano uno stile di vita in cui mi immedesimo – racconta – Questo è il quinto concerto che vedo di questo gruppo e penso che non smetterò». Gianluca Grisendi ha 24 anni e viene da Gavassa. Quando lui è nato i Negrita si sono formati. «Eppure i loro successi sono senza tempo – sostiene Gianluca – Ho colto l’occasione di venirli a vedere perché è una bella opportunità averli vicini». Stessa età e stessi gusti per Giorgio Borghi, infermiere reggiano. «Apprezzo che cantino canzoni impegnate e non soltanto pezzi d’amore», dice. Seduta sull’erba dello stadio c’è anche una famiglia di Bologna composta da Ilaria Gandolfi, Mimmo Cutaia e il figlio Emanuele, che a soli 7 anni è già un convinto ascoltatore de “Il gioco” dall’ultimo album. «A noi piacciono da tempo, mio marito Mimmo li segue da almeno quindici anni ed è un fan storico», spiega Ilaria. «Sono il rock italiano numero uno, animali da palco», le fa eco il marito. Andrea Mancardi, carpigiano, suona il basso e fa l’avvocato e ha un ricordo particolare legato ai Negrita: «Ho suonato in apertura a un loro concerto nel 1994 – racconta Andrea – era il loro primo tour e ritornarli a sentire è un piacere».
«La mia hit preferita è “Magnolia”», aggiunge Sara Ferrari, anch’essa carpigiana. Il concerto è stato aperto dalla band Mi Casa, direttamente da Johannesburg: per loro in tribuna c’era anche l’ambasciatrice sudafricana Nomatemba Tambo.
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