Lanzoni e il suo trio a Palazzo dei Principi: «Comunicare è jazz»
Ha 23 anni ed è un enfant prodige considerato uno dei pianisti più influenti della scena di questo genere musicale
CORREGGIO. È un enfant prodige del pianoforte e insieme al trio di cui fa parte mercoledì 5 agosto darà ampia dimostrazione che il jazz, troppo spesso ritenuto un genere di nicchia, è in realtà parte integrante della vita di ciascuno di noi.
Nell’ambito di Festival Mundus, alle 21.30, nel cortile di Palazzo dei Principi (2 euro) arriva l’Alessandro Lanzoni Trio, composto dallo stesso Lanzoni, che a soli 23 anni è considerato uno dei pianisti più influenti della scena jazz, Matteo Bortone (contrabbasso) ed Enrico Morello (batteria). Il trio proporrà i brani dei loro due album, Dark Flavour e Seldom, ma anche altri capisaldi del repertorio jazz americano.
Lanzoni il jazz è considerato ancora oggi un genere di nicchia: cosa direbbe ai più scettici per convincerli del contrario?
«Io la trovo una musica molto vicina al nostro modo di vivere, di esprimerci e di parlare: quando comunichiamo stiamo improvvisando, stiamo facendo jazz, perché scegliamo parole da comporre in una forma inedita. Se la gente si accorgesse di questa affinità potrebbe essere molto più interessata.
Poi c’è un aspetto ritmico molto forte, accattivante. Quando mi sono innamorato del jazz ho visto sgorgare energia dalle percussioni e ho ammirato la velocità di sassofono e trombe».
Quando ha capito che il piano jazz sarebbe stato la sua strada?
«Ho metabolizzato in modo molto naturale il fascino dello strumento, avendo il pianoforte in casa da quando sono nato, grazie ai miei genitori che sono entrambi pianisti. Da subito sono entrato in contatto con la musica e ho sentito che mi apparteneva. È stata una passione che da sempre mi ha accompagnato e credo sarebbe stato così anche se non avessi avuto genitori musicisti.
Fin da piccolo, con il piano avevo un rapporto di esplorazione, di gioco, molto creativo. Mi piaceva stare a suonare e scoprire le varie potenzialità dello strumento a livello di suono. L’elemento dell’improvvisazione per me era già presente prima di scoprire che è il tratto pregnante del jazz. Poi con il tempo ho capito che in realtà quest’improvvisazione è molto strutturata con regole precise».
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