Gazzetta di Reggio

Un pezzo di Reggio ritrovato in Israele con i Viaggi della Memoria

Adriano Arati
Un pezzo di Reggio ritrovato in Israele con i Viaggi della Memoria

Si tratta di preziosi paramenti sacri a rischio di venire depredati nel dopoguerra e "traslocati" ad Haifa

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REGGIO EMILIA. Un viaggio di 259 anni, pronto a continuare dopo decenni di ricerche. Anche la sinagoga di Reggio Emilia, lo storico luogo culto ebraico di via dell’Aquila, nell’ex ghetto cittadino, ha vissuto a modo suo una diaspora, e i fili si stanno riannodando solo oggi.

La scorsa settimana un gruppo reggiano, in visita in Israele in un’iniziativa organizzata da Istoreco, ha raggiunto la comunità di Kiryat Shumel alla periferia di Haifa, per vedere dal vivo i paramenti sacri appartenuti per quasi un secolo alla sinagoga reggiana, portati oltremare nel 1957.

Una delle mille storie dolorose figliate dalla seconda guerra mondiale e dalla Shoah.

Nel dopoguerra Reggio non aveva più una comunità ebraica, i sopravvissuti erano pochissimi, la sinagoga era in stato di abbandono e vi era il rischio di danni o di furti per il paramento più prezioso, lo splendido Aron-Ha-Kodesh realizzato in marmo di Carrara nel 1858, l’arca/altare tipica del ’700, usata per custodire i rotoli della Torah, il principale testo sacro ebraico, composto dai primi cinque libri dell’Antico Testamento, quelli del Pentateuco.

Così, all’interno di un’operazione coordinata da un ricco ebreo milanese, i paramenti, come quelli di altre ventuno sinagoghe italiane, vennero imbarcati a Genova e portati in Israele. L’Aron-Ha- Kodesh era il pezzo più pregiato del lotto, per le dimensioni e per il marmo al posto del solito legno, e venne scelta una destinazione adeguata, una grande sinagoga a Kyriat Shmuel di Haifa, dove si trova tutt’ora.

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E negli anni successivi, a celebrare il successo dell’operazione, l’Aron-Ha- Kodesh reggiano è diventato anche un francobollo commemorativo, tutt’ora piuttosto ricercato.

Una storia importante per Haifa e per Israele ma non per Reggio, dove la sinagoga ha continuato per decenni la sua decadenza, sino alle ristrutturazioni degli ultimi anni. Del paramento sacro si perde la memoria, sino a che Matthias Durchfeld di Istoreco, durante una ricerca sugli ebrei cittadini, decide di partire sulle sue tracce, trovando la documentazione del trasporto e arrivando sino a Kyriat Shmuel, dove il custode, accogliendolo, gli dice che da oltre 40 anni aspettavano notizie da Reggio.

È l’inizio di una rinnovata amicizia, che dal 1756 – anno di costruzione della sinagoga – ha portato sino al 2015, al recente viaggio di Istoreco con la consegna di materiale che sancisce il legame. Ad accogliere il gruppo nostrano, il medico Shraga Blazer, referente della comunità di Kyriat Shmuel, e il figlio di Ben-Huri, l’architetto che nel dopoguerra ha costruito la sinagoga.

E qualche piacevole sorpresa. La prima è Vittorio Liuzzi, discendente di ebrei reggiani (i Liuzzi sono stati una storica famiglia della nostra zona) da decenni residente a Haifa. La seconda è Donata Modena, una delle poche persone in grado di ricordarsi la sinagoga di via dell’Aquila.

Ebrea ferrarese di madre reggiana, ha passato la sua infanzia nella città degli anni ’30, con memorie chiare della sinagoga in cui passava quotidianamente. Prima di ritrovarsela dopo la guerra nella “terra promessa”.
 

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