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i prodigy a festareggio

L’entusiasmo del rapper Salmo «Solo io posso aprire questo live»

di Adriano Arati
L’entusiasmo del rapper Salmo «Solo io posso aprire questo live»

REGGIO EMILIA. «Uno cresciuto negli anni ’90 come poteva dire di no ai Prodigy? E poi vorrei vedere chi altro avrebbero potuto chiamare...». Pur nascosta da parole roboanti, viene fuori l’emozione di...

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REGGIO EMILIA. «Uno cresciuto negli anni ’90 come poteva dire di no ai Prodigy? E poi vorrei vedere chi altro avrebbero potuto chiamare...». Pur nascosta da parole roboanti, viene fuori l’emozione di Salmo pensando al suo prossimo show, quello in apertura del concerto dei Prodigy a Festareggio, il 25 agosto nell’unica data italiana della storica band elettronica britannica.

Il 31enne sardo, all’anagrafe Maurizio Pisciottu, arriva a questo evento dopo mesi strani, di grande popolarità generata dalla collaborazione con Jovanotti, prima come regista di un video e poi come spalla al tour estivo negli stadi. «È un po’ particolare, perché non ho fatto uscire dischi, ma sono stato molto sotto i riflettori grazie a Lorenzo», spiega.

E adesso tocca ai Prodigy. Contento?

«E come potrei non esserlo. Io sono cresciuto negli anni ’90, segnati da album come The Phat of The Land (il più celebre dei Prodigy), li ammiro e quando me ne hanno parlato non ci ho pensato molto prima di accettare».

Che concerto farà?

«Io con il mio dj. Con i Prodigy si dovrà tirare al massimo per tutto il tempo, andare più forti che si può, e l’impatto migliore lo posso avere in questo modo, senza band alle spalle».

Quando ha suonato con Jovanotti ci sono stati, all’inizio, malumori da parte dei fan di entrambi gli artisti.

«Solo all’inizio, poi la musica sistema tutto. Con i Prodigy però credo proprio che non ci saranno problemi di questo genere. Penso che fra chi verrà al concerto per loro, molti già mi conosceranno, non c’è questo stacco così forte fra le due proposte. Anzi, se non avessero chiamato me, chi avrebbero mai potuto chiamare per aprire il loro concerto? Faccio fatica a pensare a qualcun altro più adatto».

Va bene la sicumera, ma un poco di tensione forse è preventivabile, per un appuntamento così particolare e diverso dalla norma...

«Quando sono su un palco per me va tutto bene, e sono sicuro di quel che faccio. Credo che anche i fan dei Prodigy mi apprezzeranno. Per me il live è l’unica cosa che conta davvero, la dimensione che mi interessa sul serio, il resto non importa così tanto, e non vedo l’ora di suonare a Reggio».

Senza timori, quindi.

«Anzi, suonare davanti a un pubblico diverso è stimolante, aiuta a crescere. È stato così con i tour negli stadi con Jovanotti, davanti a 30mila persone alla volta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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