«La musica? Può cambiare le cose. Noi ci proviamo»
A Castelnovo Monti concerto da brividi con gli Inti Illimani ai piedi della Pietra di Bismantova
CASTELNOVO MONTI. «Si vive tutti in un regime di sovranità limitata. È la globalizzazione. Sono le banche e le finanze mondiali a beneficiare della nostra falsa libertà, a controllare le nostre vite. Serve maggiore consapevolezza individuale e più senso della solidarietà sociale. Con la nostra musica noi cerchiamo ogni giorno di lavorare proprio su questo...».
Le parole non sono proprio del primo venuto. Ma di un signore che, a 67 anni di età di mondo ne ha visto parecchio, sempre in giro in tour con i “suoi”, e che sempre con i “suoi” ha conosciuto il drammatico stato di esule a causa di un regime dittatoriale, contro la cui ideologia e in favore della ritorno alla democrazia, non ha mai smesso di combattere e, soprattutto, cantare.
Parliamo di Jorge Coulon e degli Inti-Illimani, protagonisti sabato sera, di SuonaRe Rock, insieme a Lassociazione e Tiziano Bianchi & Sketches of India.
Il concerto, che si è svolto ai piedi della Pietra di Bismantova, è stato entusiasmante, ad alto tasso adrenalinico sia per gli spettatori che per i musicisti.
Quello degli Inti Illimani è stato un vero e proprio live con l’esecuzione di 18 brani: si è concluso così il loro tour in Italia iniziato il 30 giugno scorso. L’esibizione è terminata assieme a Lassociazione, sulle note e le parole della famossissima “El pueblo unido jamàs serà vencido”, che ha entusiasmato il pubblico.
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Coulon è uno dei fondatori storici del gruppo che nasce nel 1967 e ora è un’icona e simbolo di lotta per la libertà. Conobbe la drammatica esperienza dell’esilio tra il 1973 e il 1988, a causa della dittatura imposta al loro paese dall’avvento al potere del generale Augusto Pinochet. Proprio qui, in Italia.
Abbiamo scambiato qualche battuta con lui un’ora prima del concerto, mentre si trovava ospite della Casa del Tibet a Votigno, partner dell’evento. Della Pietra di Bismantova e dello spettacolo dice: «È un posto impressionante... Le prove sono andate bene. È tutto pronto».
Qual è oggi la situazione in Cile?
«Di precaria normalità. Come è in tutti i paesi del mondo. Anche in Italia. Lavoriamo moltissimo tutti, per fare stare bene solo pochi. È globale...».
Bisogna rassegnarsi o possiamo cambiare le cose? Magari iniziando con la musica...
«Mai rassegnarsi, Dobbiamo provarci sempre. Noi lo facciamo con le canzoni».
Come vi sembra l’Italia oggi, rispetto agli anni ’70?
«Molto diversa. Come il Cile del resto. Il nostro paese ora non è tanto diverso dal resto del mondo. E questo è un bene, considerando il passato. Ma sia in Italia che in Cile c’è lo stesso problema. La sovranità limitata. Sei indipendente fino a quando non decidi di fare qualcosa che vuoi tu. È così ormai in tutto il mondo, è la globalizzazione. Sono le banche e le finanze mondiali a beneficiare della nostra falsa libertà, a controllare le nostre vite. È così in Cile, in Italia, in Grecia e Spagna e nel resto del mondo».
A livello individuale cosa possiamo fare?
«Avere maggiore consapevolezza e più senso della solidarietà sociale».
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