Gazzetta di Reggio

Gattatico per quattro giorni diventa capitale del paesaggio

di Miriam Figliuolo
Gattatico per quattro giorni diventa capitale del paesaggio

In chiusura le iscrizioni alla Summer School 2015 dedicata quest’anno al cibo L’inaugurazione al Biodiversity Park all’Expo di Milano. Parla il direttore Pazzagli

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GATTATICO. «Per quattro giorni Gattatico diventa la capitale del paesaggio, che non è qualcosa di accessorio, ma è fondamentale per la bellezza dell’Italia e per salvarci dalla crisi». Ad esserne convinto è Rossano Pazzagli, docente di Storia Moderna all’Università del Molise e direttore, da tre anni della Summer school Emilio Sereni - Storia del paesaggio agrario italiano, la cui settima edizione è in programma tra il 25 e il 29 agosto. Le iscrizioni si chiudono il 16 agosto. Sarà incentrata su “Paesaggi del cibo”, in omaggio all’appuntamento con Expo 2015.

Proprio nei padiglioni dell’Esposizione universale, nella Sala Convegni Teatro della Terra del Biodiversity Park, si terrà la giornata inaugurale della scuola, il 25 agosto, presenti Albertina Soliani, presidente dell’Istituto Cervi (organizzatore con la biblioteca archivio Emilio Sereni della Summer School), la vice presidente della commissione agricoltura al Senato, Leana Pignedoli, Dino Scanavino, presidente Cia, lo stesso Pazzagli e il responsabile scientifico della scuola Massimo Montanari.

Pazzagli è stato difficile ottenere questo spazio per l’inaugurazione?

«Non semplice. Ci siamo riusciti grazie alla Cia, nostro socio fondatore che a Expo ha uno spazio importante».

Gli allievi dovranno organizzarsi un bel viaggio...

«Abbiamo già organizzato noi dei pullman. E dopo la presentazione ci sarà la visita guidata ai padiglioni. Poi dal secondo giorno si tornerà in sede a Gattatico».

Il programma unisce argomenti come agricoltura, paesaggio, cibo, storia e attualità. Come tratterete tutto questo in pochi giorni? E senza rischiare di essere scontati?

«Vorremmo partire da una suggestione: il fatto che spesso quando si mangia, non si pensa al paesaggio che si sta “mangiando”. Voglio dire che ogni piatto rimanda a un certo tipo di agricoltura e quindi di paesaggio agrario. Perché l’agricoltura produce anche paesaggio e a ogni sistema agricolo corrisponde un paesaggio caratteristico: l’Italia per sua fortuna ne è piena. Ci sono gli uliveti, le vigne, il paesaggio legato alla produzione del Parmigiano Reggiano... Si tratta di legami storici e che costituiscono un forte fattore d’identità. Noi li analizzeremo da diversi ambiti disciplinari. I docenti sono antropologi, urbanisti, storici, geologi e non solo agronomi. L’obiettivo? Creare consapevolezza. Dal momento che spesso nelle scelte urbanistiche e di sviluppo del territorio di questi nessi non si tiene il debito conto».

Quindi non è una scuola rivolta solo ad insegnanti?

«Così era all’inizio. Ora ci sono studiosi, ricercatori, professionisti – per gli architetti garantiamo 15 crediti formativi – e operatori del territorio. Auspichiamo che quello che apprenderanno qui possa incidere sulle loro azioni future. Per ora sono una cinquantina e vengono un po’ da ogni regione. A conferma dell’importanza a livello nazionale della nostra scuola, che gode della partnership con numerose università, e dei riconoscimenti di tre Ministeri».

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