Duecentomila in delirio per il Liga salentino
Alla Notte della Taranta successo per le esibizioni del nostro Luciano che ha raccolto tantissimi consensi
REGGIO EMILIA. "Grazie per l'ospitalità, grazie per il vostro affetto, per il calore...e grazie per questa bellissima realtà". Così Liga ha salutato le migliaia di persone che hanno partecipato ieri sera alla Notte della Taranta a Melpignano (Lecce). Ad assistere al grande concerto erano in 200mila.
Entusiasti i commenti dei fans della Taranta e di Ligabue, a discapito di chi, nei giorni scorsi aveva criticato contaminazioni, a loro dire discutibili, tra generi e tradizioni musicali.
Sul palco Liga era con la superband formata da Phil Manzanera, Paul Simonon, Tony Allen, Luciano Luisi e Fede Poggipollini, ha eseguito quattro brani (di cui due della tradizione salentina): Ndo, Ndo, Ndo, Bella Ci Dormi, Il Muro Del Suono e Certe Notti. È poi tornato sul palco per il Gran Finale insieme a tutti gli artisti e i musicisti dell'Orchestra Popolare "La notte della Taranta".
Qui l'esecuzione di Ligabue e Alessia Tondo del brano "Bedda ci dormi".
Certe notti capita che la festa esploda con una ninna nanna. Specialmente se a cantarla, in dialetto salentino, è Luciano Ligabue.
Protagonista della 18/ma edizione della Notte della Taranta, il rocker di Correggio la notte scorsa ha travolto i 200mila che lo aspettavano da ore a Melpignano (Lecce). Avvelenato dal morso del ragno che non uccide ma scatena la frenesia della pizzica, il Liga ha interpretato due colonne della tradizione popolare salentina: 'Ndo Ndo Ndò e 'Beddha ci dormì. Una serenata, quest'ultima, in cui la voce ruvida e profonda del rock italiano, si è unita a quella sensuale e nostalgica di Alessia Tondo, la partner salentina con cui Liga ha cantato, chiudendo il duetto con un affettuoso bacio sulla fronte.
Le presenze a questa edizione, come hanno confermato le forze dell'ordine, sono state da record. E anche se dalle 21 il personale del 118 era già alle prese con chi aveva bevuto troppo, tutto è andato come previsto.
Da un lato il battere dei tamburi tra la folla che occupava ogni centimetro quadrato del paesino; al centro lo spettacolo della musica sotto gli occhi vigili della gigantesca riproduzione di una vedova nera; e dietro il palco il dibattito sulle sorti della Taranta che il maestro concertatore Phil Manzanera (chitarrista dei Roxy Music e coproduttore dei Pink Floyd) aveva promesso di rendere molto rock.
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Un tema, quello delle 'contaminazionì, molto caro anche a Serena Dandini, tra il pubblico vip: «Bisogna sorvegliare affinché non si perdano le radici di questa musica - avverte la conduttrice televisiva - altrimenti è finita». Sul punto si pronunciano ovviamente anche i musicisti chiamati da Phil per questa edizione. «Il rischio che si perdano le origini di qualsiasi musica popolare c'è», conferma la violinista londinese Anna Phoebe, «però noi viviamo in un piccolo mondo in cui la musica si sta unendo in un unico linguaggio universale».
Nessun pericolo, invece, per il bassista dei The Clash, Paul Simonon: «Manzanera ha messo alla base di questo concertone la pizzica - rassicura - aggiungendo solo altri elementi alla musica originaria salentina».
Una musica che il batterista nigeriano Tony Allen è «felice» di «aver potuto suonare», perché è in grado di «unire mondi diversi e lontani fra loro». Un obiettivo che sembra raggiunto con i brani 'Certe Nottì e 'Il muro del suonò, 'pizzicatì dal maestro concertatore tra il repertorio di Ligabue che, alla fine della sua breve performance, ringrazia tutti «per aver creato questa splendida realtà».
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Quello della Notte della Taranta, del resto, è un format che piace anche al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il quale afferma di «essere venuto a Melpignano a caricarsi un bel pò», in vista delle nuove sfide del governo. «L'Italia ha un potenziale meraviglioso e questo evento è la dimostrazione di quello che si può fare con la cultura», sostiene il ministro, «senza essere la capitale di nulla: bastano una buona idea e gente con passione che sappia realizzarla».
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