In settemila per i Prodigy: «Li aspettavamo da anni»
Fans assiepati fin dal pomeriggio al Campovolo per la lunga notte dell’elettronica. Giovani e meno giovani arrivati da tutta Italia per l’unica data italiana del gruppo
REGGIO EMILIA. «Li aspettavamo da anni». In fila da metà pomeriggio, accampati fra i bar e le zaffate di carne alla griglia, in migliaia hanno atteso la calata dei Prodigy, graziati da temperature calde ma non più torride.
Era un bel calderone. Dalle ragazze e i ragazzi in nero totale con qualche anno in più, già esperti di raduni elettronici, ai ventenni che per la prima volta hanno potuto gustarsi dal vivo i maestri di quella musica che fa loro da colonna sonora durante le serate in discoteca.
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Gruppi numerosi, coppiette, cani sciolti, arrivati al Campovolo da mezza Italia in ogni modo: dalle carovane di macchine, ai treni.
In centinaia con tende e sacchi a pelo, per passare la nottata nei campi attorno all’arena e poi ripartire con calma questa mattina.
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Parecchi hanno preferito fermarsi in alberghi e campeggi, e i più fortunati, si sono appoggiati ad amici e conoscenti che hanno una casa sulla via Emilia.
Da Rubiera a Sant’Ilario, la colonizzazione “versione Prodigy” ha occupato buona parte del reggiano: «All’università ho conosciuto dei ragazzi reggiani e ho chiesto se mi ospitavano per una notte: non potevo perdermi i Prodigy e riuscire a dormire in zona è la cosa più comoda», ha raccontato una ventunenne arrivata dal trevigiano.
Non mancavano nemmeno bagarini – con la loro lingua incomprensibile – e venditori di magliette e fasce. Le forze dell’ordine, in divisa e in borghese, dopo aver controllato zaini e borse all’ingresso, sono rimasti a presidiare la zona fino alla fine.
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A fornire accoglienza ai fans, come sempre, la rodata macchina dei volontari della festa; forse un poco spaesati, sopratutto quelli più “grandi”, dalle tenute dei concertisti, ma comunque temprati da decenni di esperienza e di super raduni, da Ligabue agli U2, ai vari Monster of Rock.
L’attesa è cresciuta progressivamente e, poco prima delle 19, la marea, sempre più densa, ha iniziato ad accumularsi di fronte ai cancelli, pronta a conquistare i posti migliori.
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Gli animi sono stati scaldati dal rapper sardo Salmo – sul palco con una maschera bianca e un gilet nero – ma si sono incendiati dopo, con l’entrata dei Prodigy. I pionieri della rave generation sono stati accolti da due boati, forse per richiamare chi, ancora, si attardava alle bancarelle.
E quando il fascio di luce blu li ha illuminati, settemila persone hanno iniziato a saltare allo stesso ritmo, facendo vibrare il Campovolo.
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