I capolavori di Ozu in versione restaurata
L'imperdibile ciclo dedicato al regista giapponese considerato il migliore di tutti i tempi sarà proiettato al Rosebud a partire dal 21 settembre
REGGIO EMILIA. Far conoscere – e rendere accessibili – al pubblico i grandi protagonisti del cinema di oggi e di ieri è sempre stato l’obiettivo dei focus dedicati alla storia del cinema del Rosebud – il cinema comunale che riaprià, dopo la chiusura estiva, mercoledì 2 settembre. Dal 21 settembre questo accadrà per cinque opere di Yasujiro Ozu.
La Tucker ha acquistato i diritti per l’Italia di 5 capolavori del maestro, restaurati digitalmente dalla major nipponica Shochiku. I film – in formato 2K – saranno distribuiti nelle migliori sale italiane e permetteranno al pubblico italiano di riscoprire i gioielli di un cineasta con la C maiuscola.
Se Tokyo Story (1953) viene considerato dall’autorevole Sight & Sound come il più bel film di sempre dell’intera storia del cinema (votato da 358 registi di tutto il mondo), non sono certo da meno gli altri titoli restaurati.
Il pacchetto Ozu, è un regalo prezioso per tutti, che ci arriva dall’Oriente, ancora più prezioso se pensiamo al fatto che molti dei film di Ozu sono andati distrutti durante la seconda guerra mondiale e molti altri sono stati conservati senza la cura necessaria.
In cinque film, potremo così riscoprire l’avanguardia, la poesia, la semplicità profonda del suo realismo dove l’elemento sociale dell’incontro tra modernità e tradizione viene raccontato con uno stile unico.
Questo il calendario
21 settembre, ore 21, Viaggio a Tokyo (Tokyo Story, 1953): ancora oggi il più famoso dei film di Ozu, lo celebra con estese citazioni Wim Wenders in Tokyo-ga. È la cronaca venata di amarezza del viaggio di un’anziana coppia per far visita ai figli sposati nella metropoli.
28 settembre, ore 21 Fiori d’equinozio (Equinox Flower, 1958) ironizza sulla perdita dell’autorità paterna: un padre che si oppone al matrimonio della figlia viene battuto dalle forze coalizzate del mondo femminile.
12 ottobre, ore 21 Il gusto del saké (An Autumn Afternoon, 1962), ultimo film di Ozu, è un’elegia del tempo che scorre e della nostalgia del passato, imperniato ancora sul tema del matrimonio, ma con un accenno sul filo del ricordo agli ambienti studenteschi dei vecchi tempi.
26 ottobre, ore 21 Tardo autunno (Late Autumn, 1960) è un ironico film, pieno di nostalgia agrodolce, su tre vecchi amici, ex corteggiatori di una donna ora vedova.
2 novembre ore 21 Buon giorno (Good Morning, 1959), remake alla lontana del capolavoro muto Sono nato, ma..., è una deliziosa commedia sullo sciopero del silenzio di due fratellini che vogliono che la famiglia compri un televisore;una divertita riflessione sul linguaggio.
Il regista
Ammirò Hollywood e passò al realismo
Chi sia stato Yasujiro Ozu lo si può comprendere meglio dai suoi film che dalla sua scarna biografia.
I suoi primi film sono andati distrutti nei bombardamenti della seconda guerra mondiale; ne rimangono circa trentacinque, alcuni privi di diversi rulli e quindi ormai solo materiale per cinefili incalliti. La carriera del regista Ozu si può comunque dividere in due parti, lacerata da quello spartiacque epocale che fu anche per lui la Seconda guerra mondiale.
Paradossalmente sono i primi film quelli più "occidentali", quelli in cui compare anche visivamente l'impronta di Hollywood. I film della maturità sono improntati invece ad uno stile che è stato giustamente definito "contemplativo", che quasi ignora le regole cinematografiche e che invece è impregnato di simbolismi, di situazioni minimali, di sfumature psicologiche.
Un perfezionista, per alcuni un eccentrico; non usò il sonoro fino al 1935 (quando il suo direttore della fotografia Hideo Mohara non fu pronto a compiere il grande passo) e similmente il suo primo film a colori risale solo al 1958. Tutti i suoi film furono sceneggiati da Kogo Noda.
Un ammiratore del cinema occidentale (innamorato del cinema di Ernst Lubitsch) e al tempo stesso colui che ha tramandato in maniera più rispettosa di chiunque altro le tradizioni e la cultura famigliare del Giappone.
Disse il regista Wim Wenders (che gli ha dedicato il film Tokyo-Ga), quando gli chiesero cosa fosse per lui il paradiso: "La cosa più simile al paradiso che abbia mai incontrato è il cinema di Ozu".
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