Immersione nel jazz con Jimmy Villotti
A Gualtieri serata con il musicista bolognese che ha collaborato con i grandi artisti italiani
GUALTIERI. Dopo la duplice serata trascorsa con Le Mille e una notte del Teatro del Carretto di Lucca che ha fatto registrare il tutto esaurito prosegue giovedì 17 settembre, alle 21.30, la rassegna di concerti di Politeama Festival, con Marco Jimmy Villotti e il suo Quartetto.
Nato a Bologna nel 1944 Villotti ha iniziato a suonare giovanissimo, prima il pianoforte poi la chitarra. È stato per anni il partner ideale dei maggiori artisti nazionali come Lucio Dalla, Francesco Guccini, Ornella Vanoni, Sergio Endrigo e Paolo Conte, col quale ha stretto un sodalizio lungo e proficuo tanto che Conte, nel 1988, gli ha dedicato la canzone “Jimmy ballando”.
Dagli anni Novanta si esibisce come solista e si è dedicato interamente alla sua passione più vera e profonda, il jazz. Musicista geniale, ha attraversato trenta anni di musica senza subire nessun tipo di costrizione. Per Jimmy dedicarsi a questa forma espressiva ha significato contemporaneamente abbracciare un modo particolare di intendere la vita, fatto di quotidiano esercizio, di studio e di sperimentazione.
Negli ultimi dieci anni, l’artista ha scritto dei libri nei quali ha raccontato se stesso e la sua Bologna. L’ultimo, dall’originale titolo “Oringhen” – tipico intercalare di un personaggio del libro – si fregia delle illustrazioni di Sergio Staino e racconta l’arte del vivere la notte, del passare da locale a bar, da dancing a cortile, fino alle sale biliardi, sotto la spinta della spensieratezza, della voglia di ridere, della naturale comicità che scaturiva dagli incontri con i protagonisti del mondo della musica a Bologna.
Nel 2008 vince la terza edizione del premio I suoni della Canzone, istituito dal Club Tenco di Sanremo quale riconoscimento ai musicisti che collaborano o hanno collaborato con i grandi nomi della canzone italiana.
«Quando si parla di curriculum vitae, sono preso da una sorta di disagio; conseguente, forse, a una discrezione che nella mia persona attecchisce bene: un prendere le distanze dall’esposizione di qualsiasi medagliere – confessa Villotti – Io ho solo collezionato sforzi, impegno e oneste stecche, in sintesi prove per autolegittimarsi: sono il “monarca del quasi”».
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