i riconoscimenti
REGGIO EMILIA. Dell’approfondimento storico e culturale ha fatto la propria matrice professionale ottenendo negli ultimi anni sempre grandi riscontri di pubblico e critica. Dell’ultimo, l’attore (ma...
REGGIO EMILIA. Dell’approfondimento storico e culturale ha fatto la propria matrice professionale ottenendo negli ultimi anni sempre grandi riscontri di pubblico e critica. Dell’ultimo, l’attore (ma anche registra, sceneggiatore, scrittore ed efficacissimo comunicatore) Mario Perrotta, che ha portato tra Reggio Emilia e la Bassa reggiana con grande successo il suo Progetto Ligabue tra il 2013 e il 2015, ha dato notizia pochi giorni fa sul suo profilo Facebook: «Sono davvero felice per il Premio della Critica che riceverò l’1 ottobre a Piacenza e lo condivido con tutto l’affetto con tutti coloro che hanno reso possibile il Progetto Ligabue: artisti, tecnici, produzioni, fundraiser, partner istituzionali e privati, volontari e amici che hanno accompagnato la nascita dei tre capitoli. Grazie! Mario».
Il premio è quello assai prestigioso dell’Associazione nazionale dei critici di teatro. Un successo, quest’ultimo, che Perrotta ha voluto condividere fin da subito con il territorio reggiano e, soprattutto, gli artisti e operatori (in tutto oltre 200 nell’allestimento dell’ultimo capitolo della trilogia, Bassa continua - Toni sul Po) che hanno consentito la realizzazione del suo progetto. Non senza però esentarsi dal togliersi qualche sassolino dalle scarpe.
Un lavoro di ricostruzione storica e allestimento per niente facile, ma che ha dato e continua a dare grosse soddisfazioni...
«La sua realizzazione è stata faticosa – risponde Perrotta – Soprattutto in termini economici e a causa di certe buffonate della politica».
Cosa intende?
«Diciamo che Progetto Ligabue, nel territorio reggiano, mi ha dato la possibilità di toccare con mano le due facce della politica, quella dei soliti dietrofront che ci hanno fatto rischiare di mandare tutto all’aria, e quell’altra che è intervenuta forte e ci ha consentito di andare avanti. Non voglio dire di più. Per il resto la collaborazione con i teatri locali è stata straordinaria e la partecipazione grandissima. A partire dal pubblico ma anche dall’attenzione che ci ha sempre dato la stampa locale e nazionale. Ottime le recensioni e i commenti. Tanto che qualcuno ha persino indicato nel Progetto come esempio per dare nuova linfa alla cultura in Italia in questo periodo di crisi».
Ora che progetti ha?
«Sono impegnato nel “Milite ignoto” un nuovo progetto che ho appena portato al teatro Argentina, il secondo palcoscenico più importante d’Italia, calcato dai più grandi attori, compreso il vostro Romolo Valli. È stata un’emozione fortissima».
Il primo pensiero che ha avuto quando ha saputo del premio?
«È andato a tutti coloro che hanno lavorato come pazzi, combattendo contro tutto e tutti, persino contro il Po che in quei giorni si è alzato di due metri, costringendoci per tre volte a modificare il percorso».
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