Al Premio Tenco cantando in dialetto
È il viaggio del cantautore Armando Bolivar, venezuelano originario di Rubiera
RUBIERA. Dal Venezuela al premio Tenco. Il tramite? Il dialetto rubierese, quello della sua famiglia.
È un viaggio abbastanza tortuoso quello percorso dal cantautore Armando Bolivar, che ha visto il suo ultimo album “Nustran & a La Man” selezionato per le Targhe Tenco 2015 nella sezione degli album in dialetto. Il premio Tenco è forse la principale manifestazione dedicata al mondo cantautoriale e dintorni del panorama italiano, e per Bolivar – nome d’arte di Fausto Ferraboschi, nato in Venezuela da emigrati emiliani e con base a Rubiera quando si trova in Italia – è un bell’approdo.
Il suo disco dovrà vedersela con altri ventotto lavori cantati nei vari dialetti, selezionati dalla commissione del Club Tenco per poi essere valutati da oltre duecento fra giornalisti e critici musicali. Le targhe verranno consegnate durante il classico appuntamento del Premio Tenco al Teatro Ariston di Sanremo, che nel 2015 si terrà dal 22 al 24 ottobre con un’edizione dedicata principalmente a un grandissimo emiliano, Francesco Guccini.
“Nustran & a La Man” presenta dieci brani – dal taglio rock – tutti cantati in dialetto reggiano, la lingua degli antenati di Ferraboschi, quelli partiti dalla poverissima Emilia dei secoli scorsi verso il Sudamerica, sino a trovare una nuova vita in Venezuela. Per omaggiarli, Ferraboschi ha creato un alter ego, Armando Bolivar, che sin dal titolo non nasconde certo i richiami sudamericani. La storia di Bolivar è molto simile alla sua: è un figlio di contadini emiliani emigrati in Venezuela, che ha nostalgia delle sue terre d’origine, e le ricorda cantando nel dialetto parlato in casa dai genitori. Sempre nello stesso idioma ha “tradotto” due classici del rock italiano. “Fegato spappolato” di Vasco Rossi diventa in reggiano “Fedeg spaple”, mentre “A me mè piace o’ blues” di Pino Daniele si trasforma in “A me am pies al blus”. Per la parte musicale, Ferraboschi si è appoggiato a Maurizio Tirelli per la fase di pre-produzione e poi ha coinvolto il gruppo K3 – Adriano Molinari, Stefano Cappa, Moris Pradella – nella registrazione delle canzoni scelte per la versione finale del disco. (adr.ar.)
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