Gazzetta di Reggio

FESTIVAL APERTO

Giordano Bruno in prima italiana cattura e incanta la platea del Valli

REGGIO EMILIA. Senza essere didascalica ma evocativa nonché dotata di una potente sintesi, l'opera “Giordano Bruno” cattura e convince, sia sul piano del lavoro creativo sia dello spettacolo, una...

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REGGIO EMILIA. Senza essere didascalica ma evocativa nonché dotata di una potente sintesi, l'opera “Giordano Bruno” cattura e convince, sia sul piano del lavoro creativo sia dello spettacolo, una importante coproduzione europea andata in scena in prima italiana con successo al teatro Valli per il festival Aperto. L'autore della musica Francesco Filidei si è dimostrato abile nel creare una musica le cui suggestioni si incollano saldamente alle parole del libretto di Stefano Busellato profonde nel loro spessore poetico ed aulico, moderne e pragmatiche al tempo stesso.

La perfetta unità d'intenti prevedeva l'intreccio tra gli argomenti filosofici e la cronologia del processo di Bruno, al quale fa seguito la condanna e dove il protagonista è in opposizione a due inquisitori, al papa e ad un piccolo ma eccellente coro che commenta l'azione. I due aspetti - il racconto legato al pensiero e quello dei fatti - si evincono dalla suddivisione della 12 scene e dal diverso colore della musica.

L'orchestra, il Remix Ensemble Casa da Musica diretta con determinazione da Peter Rundel velata da un tulle, occupa la parte di fondo del teatro. Quel che resta davanti, è uno spazio poco più largo di una passerella entro la quale agiscono i personaggi a partire dall'eccellente baritono Lionel Peintre che, nel ruolo del titolo, appare in preda una sorta di eroico furore.

Mentre la descrizione del pensiero filosofico si esplica come un accostamento di sequenze di note dalle quali si coglie una sorta dimensione rituale e ciclica, la violenza di Bruno interrogato dagli inquisitori, è estrema e si traduce in una musica eccitata, mentre il superbo finale sembra azzerare qualsiasi contrasto, di fronte all'efferato dramma di cui l'universo appare impregnato ancora oggi.(g.b.)

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