Il giornale in mostra al Vittoriano
Un racconto per immagini dal boom economico al Vietnam fino a Mafia Capitale
ROMA. C’è l’immagine in bianco e nero di un giovane Silvio Berlusconi che sfoggia sulla sua scrivania il revolver. C’è lo scatto, finora inedito, della bambina simbolo della guerra in Vietnam che nuda scappa dai bombardamenti al napalm: la foto successiva e mai vista la ritrae a fine corsa mentre arriva tra le braccia dei soccorritori. C’è anche il fermo immagine di una decapitazione dell’Is, mai uscita sull’Espresso perché troppo violenta, presente nell’esposizione, ma al riparo in una teca da cercare. Perché guardando oltre quel corpo a terra senza testa, sullo sfondo, ci sono dei bambini che chiacchierano, assuefatti a un orrore che per loro è pane quotidiano. Queste sono solo alcune delle 350 immagini, scattate da maestri della fotografia e famosi reporter, da Mauro Vallinotto a Gilles Caron, da Letizia Battaglia a Nick Ut, esposte al Vittoriano nella mostra “La nostra storia”. La rassegna, che si apre oggi nelle stanze dell’Altare della Patria (e visitabile fino al 27 novembre), racconta 60 anni di storia attraverso le fotografie e le copertine dell’Espresso, uscito per la prima volta in edicola proprio il 2 ottobre 1955.
Curatore della mostra, Bruno Manfellotto, direttore del settimanale dal 2010 al 2014: «Raccontiamo in 8 sale tematiche i grandi argomenti di cui L’Espresso si è occupato o è stato protagonista». C’era una volta il boom; Cadono i muri; La rabbia, la rivolta, il piombo; Per più diritti civili; Scandali e misteri d’Italia; Da mani pulite all’antipolitica; Il terrore cambia il mondo; Salvare il pianeta. «Ogni stanza ha la sua foto - spiega Manfellotto - i giornali e le copertine dell’epoca, e anche un filmato, realizzato con gli archivi delle Teche Rai, che ricostruisce il contesto dell’Italia di quel periodo». E tra i filmati raccolti dal curatore ci sono anche interviste Rai a grandi firme, come Arrigo Benedetti, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Goffredo Parise, Camilla Cederna, Moravia, Pasolini, Flaiano che parlano del loro lavoro all’Espresso. «L’utilizzo degli scrittori per fare giornalismo - racconta l’ex direttore del settimanale - è stata una delle tre intuizioni dell’Espresso insieme al metodo di lavoro (non accontentarsi di quello che si vede, ma andare sempre oltre) e dell’uso della fotografia, che attraverso un solo dettaglio dell’immagine può offrire un punto di vista».
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