La Collezione Maramotti tra industrie e maschere
Da domenica le nuove mostre “Silent Sticks” e “Industriale immaginario”
REGGIO EMILIA. Domenica, alla Collezione Maramotti, saranno inaugurate due nuove mostre.
Silent Sticks. Corin Sworn, vincitrice della quinta edizione del Max Mara Art Prize for Women, dopo la prima tappa londinese alla Whitechapel Gallery (che l’ha vista impegnata da maggio a luglio), porta la grande installazione “Silent Sticks” alla Collezione Maramotti. In continuità con la sua ricerca artistica – che intreccia storia, memorie, frammenti di racconti veri o immaginati – per questa nuova opera Corin Sworn si ispira ai personaggi e ai racconti della Commedia dell’Arte, una forma teatrale basata sull’improvvisazione nata in Italia nel XVI secolo e che ancora oggi continua ad avere una grande importanza culturale: le figure della Commedia hanno continuato a influenzare artisti e scrittori per centinaia di anni, da Shakespeare a Marlowe, da Goya a Picasso.
L’installazione è il risultato della residenza dell’artista in Italia nel 2014, quando ha potuto approfondire la conoscenza di Roma, Napoli e Venezia studiando le opere teatrali tradizionali e incontrando attori ed esperti della Commedia dell’Arte. La Sworn è rimasta colpita dal gioco dello scambio di identità, artificio molto usato nella Commedia dell’Arte: giocando sull’equivoco, gli attori mettevano in discussione la rigidità legata al rango e ammiccavano alla libertà e alla mobilità sociale. Ispirato a questi temi, “Silent Sticks” riadatta la storia di un famoso caso di impostura del XVI secolo e si presenta come una scena teatrale con oggetti scenici, costumi, elementi sonori e video. In particolare i costumi traggono ispirazione dal testo “Il teatro delle favole rappresentative” di Flaminio Scala, e sono stati realizzati a mano in collaborazione con un team di stilisti e artigiani Max Mara. In occasione dell’inaugurazione della mostra, Corin Sworn parlerà del suo metodo di lavoro rivelando le influenze accademiche e storiche sulla sua ripresa profondamente contemporanea della Commedia dell’Arte.
Industriale immaginario. Questa mostra è formata da opere della Collezione Maramotti mai esposte in precedenza: alcune appartengono al primo nucleo storico di acquisizioni della Collezione, altre sono acquisti recenti o commissioni. La forbice temporale è vasta: dal lavoro di Nuvolo datato 1958 a quelli più recenti di Laure Prouvost ed Elisabetta Benassi del 2013. Nelle opere selezionate l’arte contemporanea si misura con l’impiego di materiali tipicamente industriali decontestualizzati dalla loro funzione primaria. Queste le opere in mostra: Vincenzo Agnetti, Dati due istanti-lavoro vi sarà sempre una durata-lavoro contenente gli istanti dati (1963); Elisabetta Benassi, Untitled (The Innocents Abroad) (2011), Make War Together, Make Peace Together (2013); Lara Favaretto, Gummo III (2008); Paolo Grassino, Analgesia (2003-2004); Gregory Green, Suitcase Bomb #31 (NY) (1996), Nuc.Dev.Ed. #3 (10 kilotons, Plutonium 239) (1997); Peter Halley, Snap (1996); Matthew Day Jackson, Cult of Death (2007); Kaarina Kaikkonen, From Generation to Generation (2001); Krištof Kintera, Small Factory (Personal Industry L.T.D.) (2009); Annette Lemieux, Motherland (1993); Nuvolo, Senza titolo (1958); Carl Ostendarp, Constancy to an Ideal Object (1991); Laure Prouvost, car mirror eat raspeberries (2013); Tom Sachs, Hello Kitty 20th Anniversary Model (1996); Vincent Szarek, Amorphous and Fumed (2006); Andrea Zittel, A-Z Wagon Station customized by Hal McFeely (2003).
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