Gazzetta di Reggio

Germaine Acogny «Così, a 71 anni, danzo la mia Africa»

di Giulia Bassi
Germaine Acogny «Così, a 71 anni, danzo la mia Africa»

Era stata scelta per “Mon Elue Noire” da Béjart 38 anni fa «Allora non avevo potuto ballare, stasera lo farò per lui»

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REGGIO EMILIA. È lei “l’eletta”, e non solo nel senso stravinskiano de “Le Sacre”, ma proprio perché appare un simbolo, un caposaldo, non solo artisticamente parlando, ma anche come donna.

Fa specie di questi tempi caratterizzati dall’usa e getta, incontrare personaggi così, come la danzatrice e coreografa franco-senegalese Germaine Acogny, il cui nome rappresenta un intero mondo: quello della danza africana. Tutto in lei stupisce, a partire dall’età anagrafica e quella che effettivamente dimostra: dire che porta benissimo i suoi 71 anni non rende. Bisogna vederla parlare, gesticolare, interloquire con il suo volto espressivo e vivace, pieno di entusiasmo e passione, per convincersi che non può essere.

Oggi pomeriggio alle 18 al teatro della Cavallerizza, la Acogny, danzerà “Le sacre du printemps” su coreografia di Olivier Dubois, un capolavoro che in lei suscita un ricordo speciale legato alla collaborazione con il Maurice Béjart del quale nel periodo tra il 1977 e il 1982 è stata direttore artistico del Mudra Afrique (Dakar), creato da lui con il supporto dell’illuminato presidente e poeta senegalese Leopold Sedar Senghor.

«Nel ’77 avevo 33 anni – racconta la Acogny – lui era venuto per realizzare con il Mudra “Le Sacre” e mi disse che aveva bisogno di una danzatrice che interpretasse l’eletta. “Maurice, ho diverse belle ragazze anche molto giovani che potrebbero ben interpretare quel ruolo”, gli risposi. “Ma io – mi disse di rimando – voglio te: andrai stupendamente”. Quel suo desiderio così forte era diventato un imperativo – continua la Acogny – e adesso, a distanza di 35 anni, è tornato nella mia mente in modo pressante. Anche perché quella volta, per motivi economici ed organizzativi non se ne è fatto nulla. E così io ed Olivier dedichiamo lo spettacolo di questo pomeriggio a Béjart, in ricordo di quegli anni, e per rendere omaggio alle sue radici, in quanto da parte di padre era di origine africana. In questi anni – spiega la danzatrice e coreografa senegalese – ha fatto breccia in me la convinzione che l’Africa è la madre di tutte le danze e così anche con questa pièce voglio rendere omaggio alla terra, alla danza, quindi alla mia Africa».

Tale convenzione spinse Germaine Acogny a ritornare nel ’95 in Senegal con l’obiettivo di creare un centro internazionale per danze africane tradizionali e contemporanee per poi fondare nel 2004 l’Ecole des Sables, un luogo di formazione professionale per ballerini e coreografi. «La scuola – dice lei – è un paradiso dato che è immersa nella natura, circondata da luoghi colorati e bellissimi che liberano energia e una profonda passione».

Lo spettacolo “Mon élue noire” – inserito nell’ambito di Festival Aperto – inizia alle 18 alla Cavallerizza. Alle 19 seguirà “Back to Tragédie”, un’immersione nel cuore di “Tragédie” con l’obiettivo di condividere la creazione dello spettacolo con il pubblico.

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