“Tragédie”, corpi nudi verso la deflagrazione
Un’esperienza mozzafiato evocata al Valli dalla superba coreografia di Olivier Dubois
REGGIO EMILIA. La nudità del dramma è quella dell'essere umano nel suo aspetto più naturale, e tutta la pelle che si vede, non ha niente di decorativo o accattivante. E' la pelle che ognuno di noi si porta addosso e con la quale “Tregédie”, una superba coreografia di Olivier Dubois per le Ballet du Nord in scena l'altra sera al Valli per il festival Aperto, ci evoca un'esperienza mozzafiato. Con una lunga mezz'ora di marcia ostinata, viene annunciata la successiva tempesta, mentre dal fondale nero del palcoscenico, fuoriescono continuamente i diciotto danzatori sotto una luce fioca da far sembrare di freddo marmo la loro pelle nuda. Il passo rigido, mentre una percussione dilatata scolpisce ritmi tirannici, toglie a quei corpi ogni traccia di umanità. Si sta preparando qualcosa di sconvolgente, ma non si comprende bene se a loro tocca lottare o resistere. Che cos'é la tragedia se non una immenso cratere che, senza preavviso, scoppia lasciando un torrente spaventoso di lava dalla furia dalla quale è impossibile scampare?
Tutto sembra accadere all'improvviso, ma in realtà i cambiamenti anche piccoli ci sono: rumori più intensi, insidiosi fruscii, che corrispondono a scatti più concitati. Ad un certo punto i danzatori, come se si accorgessero l'uno dell'altro, gesticolano alzano le braccia, mentre la percussione di fondo viene quasi coperta dal fischio di una sirena. La tensione comunicata dalla pièce, si collega alla insuperabile maestria per la quale si vede il coreografo giocare con questi minimi cambiamenti, in modo da creare suspense e caricare il successivo elemento di deflagrazione - annunciato dalle pesantissime raffiche percussive di François Caffenne - di un'inaudita forza. Si passa dal buio completo, con i corpi raggomitolati a terra, al susseguirsi di scosse telluriche, mentre le luci questa volta partono da terra, rivelando che il marmo del quale era “rivestiva” la loro pelle si spacca permettendo alle nudità di diventare carne fremente. Finisce quasi in silenzio, con tutti in piedi a formare un blocco unico. Forse che questi splendidi danzatori sono ancora pronti a combattere, ci chiediamo? In ogni caso gli spettatori escono portando dentro oltre alle immagini il terribile suono che accompagna il compiersi di quella apocalittica deflagrazione.
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