In Fonderia il disagio espresso ballando sulle punte
Tanti applausi per lo spettacolo di apertura: Longo e Artale impeccabili nel passo a due
REGGIO EMILIA. Il momento è topico per Aterballetto che ha imboccato la strada del dopo Mauro Bigonzetti. I nomi scelti per arricchire il repertorio sono stati presentati in Fonderia dal direttore artistico Cristina Bozzolini a un numeroso pubblico nell’intervallo dello spettacolo. E lasciano ben sperare, dato che si parla di Jiri Kylian, oltre che di Giuseppe Spota (ex danzatore di Aterballetto), Andonis Foniadakis (già componente del Mudra di Béjart e Premio Danza&Danza come “miglior coreografo 2012” ) oltre a Johan Inger. È di pochi mesi fa la messa a punto delle loro coreografie, mentre “14’ 20”” di Kylián (dall’opera 27’52’’) debutterà il 6 novembre in prima al Valli insieme alla creazione di Philippe Kratz (danzatore di Aterballetto) “L’eco dell’acqua”; un altro nome importante è quello di Cristina Morganti per anni danzatrice della Compagnia di Pina Bausch. Nel citare gli imminenti programmi, la Bozzolini ha assicurato che le scelte, pur improntate alla sperimentazione, non trascurano l’aspetto artistico legato alla danza pura, quella che tiene conto anche della tradizione: infatti per il 2016 sono previste altre due creazioni “sulle punte” di Philippe Kratz ed Eugenio Scigliano.
Le informazioni sono state date insieme ai nomi delle compagnie ospiti fino a dicembre in Fonderia, durante una serata in cui il suggestivo spazio ospitava le istallazioni-video dei promo, valorizzati da una scenografia realizzata con enormi pannelli di tela color oro. Lo spettacolo comprendeva quattro lavori creati da altrettanti danzatori di Aterballetto. Un comune significato legato ai disagi del vivere, li ha fatti apparire come sezioni di un vasto affresco.
Ha aperto “Migliori” di Damiano Artale, introdotto dalla scintillante musica vivaldiana: sulle note dell’Inverno. Infatti, le due coppie, una “grigia” e l’altra “bianca”, esibiscono una gestualità ispida e spigolosa volutamente non in sintonia; così, in equilibrio precario, percorrono lo spazio fino a quando, da dietro le quinte, appare una provvidenziale panchina. In “Tu l’opposto di me” di Roberto Tedesco, i contrasti sono più radicali; totale la mancanza di comunicazione, mentre sul fondo si passeggia in modo estraniante. Nel finale una coppia, accompagnata dal canto suggestivo di un violoncello, si inventa una danza più poetica; poi tutti a terra, in pace, ma sospirando.
E da terra parte “Born” di Saul Daniele Ardillo, perché stando in piedi si possono perdere le forze. Stupendo il passo a due di Valerio Longo e Damiano Artale in una pièce impeccabile per contenuti e tensione espressiva. Ha chiuso la festa, lo spassoso “racconto” di “Nord est 41° 19” che si apre con la commemorazione di un ragazzo morto dentro la bara; un’ ironia e immediatezza per una danza condotta da tutti in un modo davvero incantevole.
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