Gazzetta di Reggio

L’Espresso, 60 anni della nostra storia

L’Espresso, 60 anni della nostra storia

Stasera su Sky Arte un documentario con Scalfari, Saviano e Umberto Eco

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ROMA. “Paesaggio civile”, in onda stasera alle 20,20 su SkyArte, è un film-documento, nato da un’idea di Roberto Andò e Bruno Manfellotto, prodotto da Angelo Barbagallo per Sky e girato da Roberto Andò sotto forma di conversazione fra tre protagonisti della vita culturale italiana: Eugenio Scalfari, che prima con L’Espresso e poi con la Repubblica ha imposto un nuovo modo di fare informazione; Roberto Saviano, che ha saputo rivitalizzare la nobile tradizione del giornalismo come testimonianza etica e politica; e Umberto Eco, scrittore e filosofo che ha accompagnato, via via interpretandola, l’evoluzione della società italiana e dello stesso linguaggio giornalistico al quale non ha mai fatto mancare critiche e perplessità.

L’occasione per l’incontro a tre è offerta dai 60 ’anni de L’Espresso, un settimanale che i fondatori vollero come un’arca sulla quale ospitare il meglio di una comunità civile legata da profondi valori politici e morali. E infatti, nel film di Andò il giornale fa da quinta mentre sulla scena i tre testimoni ripercorrono la recente storia d’Italia interrogandosi soprattutto su caratteri, vizi e anomalie entrati a far parte del paesaggio italiano: il fastidio per lo Stato e il fascino per il Potere; l’acquiescenza al crimine e l’invasività delle mafie; la debolezza della politica dinanzi alla corruzione e l’irrompere dell’antipolitica.

Così Scalfari racconta la nascita de L’Espresso, poi sollecitato da Saviano s’interroga sul declino delle grandi città e suggerisce alla sinistra di adottare per il suo riscatto il “programma politico” del Papa; Roberto Saviano riflette sull’emigrazione di ieri e di oggi, indaga sulla zona grigia nella quale si annida, pressoché incontrastato, il potere mafioso, e si chiede perché e in quale momento l’Italia abbia perso la sua mappa; a fare da contrappunto, Umberto Eco, che legge la sua prima “Bustina di Minerva”, mette a nudo il linguaggio dei giornali e processa il web, nuovo strumento di informazione e comunicazione, grande mare che si può attraversare verso nuovi lidi, o nel quale è facile annegare.

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