Un barcaiolo e un giornalista raccontano il Po
Da Reggiolo a Novellara fino a Cremona i sogni di Vitaliano e Stefano in un libro allegato alla Gazzetta
REGGIO EMILIA. Il Grande Fiume raccontato da un barcaiolo che è nato a Reggiolo, voleva creare un Acquario del Po a Borgoforte, ma ha finito per farlo a Motta Baluffi, tra Cremona e Casalmaggiore, e conosce le sponde da Mantova e Reggio fino al Parmense come pochi.
Si chiama Vitaliano Daolio e ha scritto La barca sul Po, insieme a Stefano Rotta, giornalista di Lodi – città dell’Adda – che a 17 anni con un amico ha rischiato la vita per amore del Po e fu salvato proprio da Vitaliano. Il libro in edicola ancora per pochi giorni con la Gazzetta a 9,80 euro è corredato da fotografie a colori di Luca Pezzani, Paolo Ribolini e Lilluccio Bartoli.
E’ un romanzo, la storia di un padre che si accosta al Po trascinato dal figlio di dieci anni, che vuole andare a pescare. È il bambino, così, che porta l’uomo adulto a ritrovare le radici. Uscendo sul Po e parlando con il barcaiolo, lo stesso Vitaliano, e con un vecchio, il padre scopre il Grande Fiume del passato, ma anche quello di oggi, con l’inquinamento, le spese inutili e quelle lesinate, i pesci che sono scomparsi e i siluri che furoreggiano, il turismo che c’è e non c’è e che potrebbe esserci. E impara a conoscere la natura tutta particolare della golena, quell’ambiente fiabesco perché unico, che non è né terra né acqua, perché cambia da una stagione all’altra.
Addirittura da un giorno all’altro le piogge o le nevi che si sciolgono sulle Alpi o gli Appennini possono far salire il Po coprendo i sabbioni e allagando i pioppeti. Ma, con la stessa rapidità, l’acqua scende. Oppure no e la piena dura mesi. Il libro è anche un romanzo di formazione, del bambino e anche dell’uomo. Succede spesso, ed è sempre commovente, quando un padre e un figlio maschio trovano l’occasione per condividere un’esperienza forte. Stavolta lo snodo è rappresentato dal Po con tutto quello che significa, tra memorie, rimpianti e speranze. Negli ultimi due anni si sono riviste le alborelle e anche il persico reale.
È un grande segnale.
A modo loro anche Vitaliano e Stefano sono padre e figlio. «Avevo 17 anni – ci racconta il giornalista – e d’estate con un amico decisi di navigare il Po fino al Delta, dormendo sulle sponde con una tenda. Fummo colti da un temporale fortissimo, la grandine lanciava proiettili di ghiaccio. La tenda fu spazzata via, la barca trascinata dalla corrente, noi come unica protezione avevamo la sabbia del Po. Ci coprimmo tutti, lasciando fuori solo la testa. Vitaliano, prima di tutti, ci trovò, ci mise in salvo a Viadana e volle anche aiutarci a ritrovare la barca. Poi sparì».
Passano gli anni, Stefano non perde la passione per il Po, tanto che ogni estate scende con un piccolo motoscafo fino al Delta. E finalmente torna a cercare Vitaliano. L’amicizia fiorisce con i racconti e nasce l’idea del romanzo.
Vitaliano è un cinquantenne con l’aria da intellettuale. Ha lavorato nel sociale fino a 40 anni, dopo aver cominciato nel ristorante dei suoi a Novellara dove andava anche Augusto Daolio (parente? Forse alla lontana). Era un esperto di serre tropicali e con lui lavoravano anche detenuti di via Poma. «Mi piaceva, ma a 40 anni ho deciso di fare quello che mi piaceva di più. È vero, l’acquario volevo farlo a Borgoforte, ma non fu possibile. Invece il sindaco di Motta Baluffi sposò l’idea».
Adesso a vedere le 70 vasche con tutti i pesci del Po, anche quelli estinti, ci vanno le scolaresche. E la Rai. Domenica al mezzogiorno, Linea Verde su Rai1 proporrà proprio un servizio sull’Acquario e un’intervista a Vitaliano.
«Così vivo portando i turisti a pescare sul Po, a vivere un’intera giornata sul fiume. Poi mangiamo insieme con la mia compagna». Un piccolo pescaturismo. Daolio è pescatore professionista e non guida fluviale, perché questo lavoro in Italia non è riconosciuto. Ma è tutto il turismo fluviale che andrebbe ripensato e nel libro i protagonisti ne parlano. La barca sul Po fa rivivere il terribile sversamento di petrolio del 2010, che arrivò da Monza fino al Po, e ci porta a capire lo stato del fiume.
«Abbiamo un sogno: il Po balneabile entro il 2020. Il Po è una grande risorsa».
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