I corpi che si trasformano sull’onda dei flussi emotivi
La Kibbutz Contemporary Dance Company mercoledì sera (ore 20.30) in scena con “It At All” (Semmai) firmata dallo storico direttore artistico Rami Be'er
REGGIO EMILIA. Tra gli appuntamenti più interessanti della stagione di danza e Festival Aperto, vi è sicuramente la serata con la Kibbutz Contemporary Dance Company, molto amata dal nostro pubblico, che mercoledì al Valli (ore 20.30) propone “If At All” (Semmai). A firmarla è il loro direttore artistico Rami Be'er la cui cifra creativa è diventata in questi anni il marchio distintivo della compagnia in Israele e all'estero.
La compagnia è stata fondata nel 1973 da Yehudit Arnon insieme al Dance Village, Centro internazionale per la danza, due istituzioni che continuano a crescere sotto la direzione di Rami Be'er. L'eclettico gruppo di danzatori, dall'eccellente tecnica e dalla spiccata fisicità, esibisce uno stile che si caratterizza per l'intenso linguaggio espressivo in pezzi solistici e impetuose scene di gruppo. Poesia e humor. Miniature nostalgiche e frizzanti momenti d'insieme. Rami Be'er, coreografo e direttore artistico della Kibbutz Contemporary Dance Company è interessato ai flussi emotivi, alla tensione e al rilassamento dei corpi dei suoi brillanti danzatori, proiettati e immersi in uno spazio in continua trasformazione. Tra evocazione e rabbia, commozione e poesia, egli vede la danza come un terreno d'azione potente dove esprimere con verità le emozioni. La sua poetica volge verso gli spazi insondati della mente, verso la sfera emotiva, il sogno, la visione, aiutato da una particolare attenzione alla messa in scena (scenografia e luci sono sempre curate in prima persona) capace di enfatizzare, con un'infinita varietà di illusioni ottiche, il desiderio di toccare la coscienza dello spettatore.
«Lo spettatore - dichiara - è una persona invitata a fare un viaggio. Lo guido fino a un certo punto poi, però ognuno prosegue basandosi sul proprio mondo interiore e dando la propria interpretazione. In altre parole, lo spettatore può entrare in contatto con se stesso attraverso il mio lavoro».
In “If At All” in scena al Valli, il coreografo israeliano utilizza tutte le potenzialità della scena per mettere in atto, su una grande varietà di musiche, una riflessione sulle “possibilità” dell'accadere. Le coreografie sono un susseguirsi di trasformazioni: da forme “chiuse” (come le figure circolari) a forme "aperte" in un mutamento continuo.
Un plasmarsi di strutture ininterrotto, in direzione dello sviluppo e dell'espansione che i corpi dei suoi brillanti danzatori plasmano trasportando lo spettatore in un rito arcaico e contemporaneo al tempo stesso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
