“Corpi eretici” condensa bene tutto il pensiero di Pasolini
REGGIO EMILIA. Lo slargo ghiaioso, delimitato da una roccia, con ai lati misere catapecchie, rappresenta la realtà degradata dei ragazzi di vita. Lo spazio, in parte coperto da giornali, con un...
REGGIO EMILIA. Lo slargo ghiaioso, delimitato da una roccia, con ai lati misere catapecchie, rappresenta la realtà degradata dei ragazzi di vita. Lo spazio, in parte coperto da giornali, con un copertone rotto, allude ad un agone, ma anche ad un campo di calcio, dove giocano confrontandosi con la noia, la miseria, la violenza e la morte. Calpestano la terra aspra, la stessa che fa da sfondo ad arcane storie mitologiche quelle di Edipo e Medea che Pasolini tratta nei film. Alla Cavallerizza, in pochi metri quadrati ben sfruttati, “Corpi eretici’ condensa con determinazione, il pensiero e la vita multiforme e travagliata dello scrittore. Lo fa attraverso le parole di un libretto concreto, squisitamente narrativo di Marco Baliani che è ne anche il regista. Di conseguenza anche i tre protagonisti incarnano più personaggi ai quali si contrappongono i ragazzi di vita provetti attori, all’occorrenza anche danzatori e cantanti. Sono loro il collante che lega le nove tappe del dramma insieme all’impeccabile attore Marco Manchisi, il tenore Mirko Guadagnini alquanto versatile come lo è il soprano Cristina Zavalloni interprete di diverse figure materne: Mamma Roma, Giocasta e Medea, compresa la madre del poeta che alla fine parla al corpo morto del figlio in una delle parti più espressive della partitura.
Ne avevamo apprezzato l’autore, Mauro Montalbetti, l’anno scorso, per l’opera “Il sogno di una cosa”. Non incidentale si dimostra il suo talento per la scrittura musicale teatrale dato che, anche questa volta, viene provocato non poco dalle storie pasoliniane alle quali avvinghia pregevoli tappeti sonori. Li interpretano, insieme al pregevole direttore Francesco Lanzillotta, i 13 magnifici musicisti dell’Icarus Ensemble. “Corpi eretici” replica oggi alle 18 sempre alla Cavallerizza. (g.b.)
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