Ritmi incalzanti tra le opere della Collezione Maramotti
REGGIO EMILIA. Ammaliano non poco gli spazi della Collezione Maramotti, come la danza di Hofesh Shechter che per l’occasione ha creato la performance “Coda” (replica questa sera alle 20.30)....
REGGIO EMILIA. Ammaliano non poco gli spazi della Collezione Maramotti, come la danza di Hofesh Shechter che per l’occasione ha creato la performance “Coda” (replica questa sera alle 20.30).
Evidentemente le opere d’arte in mostra, hanno stimolato la creatività del coreografo anglo-israeliano a tal punto da indurre la sua compagnia Shechet Junior ad una danza molto serrata, densa, sintetica ad alto contenuto espressivo.
Prima si scrutano in faccia gli otto protagonisti allineati e vestiti “da casa”, poi alcuni di loro si appostano davanti alle tele per “dialogare” con esse, sulla base di una musica sospesa quanto ansiogena.
Ecco quindi un danzatore tra le visionarie ossessioni di Julian Schnabel, in particolare davanti al lugubre The King; si contorce mostrando di far fatica a staccarsi da terra.
Pare soggiogato da una forza più grande di lui, mentre in un’ altra stanza una danzatrice, cerca di disegnare, come in preda a continui impulsi, delle continue volute, arrancando e procedendo con le gambe larghe e piegate.
La musica sempre più ossessiva, lamentosa, a volte strappata, permea il gruppo di un’energia speciale che spinge i danzatori a tagliare le diagonali, passando in mezzo agli spettatori.
L’energia crea situazioni quasi da flash mob, prima di entrare in una stanza dal soffitto basso e claustrofobica in cui il fumo e luci radenti, fanno perdere le coordinate spaziali a chi guarda, per poi inaspettatamente dileguarsi, senza ritornare per gli applausi.
E forse questa la loro opera d’arte: il risultato dell’intenso dialogo realizzato prima, ci chiediamo? (g.b.)
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