Muscato con la Bohème porta il ’68 al teatro Valli
Attesa per l’opera di Puccini in scena venerdì (ore 20) e domenica (ore 15.30) Sul palco l’allestimento del Macerata Opera Festival vincitore del premio Abbiati
REGGIO EMILIA. Ritorna sul palco del teatro Valli, dopo più di vent’anni d’assenza, la Bohème pucciniana che venerdì (ore 20) e domenica (ore 15.30) inaugura la stagione lirica 2015-2016 de I Teatri.
Punto di forza dello spettacolo è senza dubbio l’allestimento firmato da Leo Muscato realizzato nel 2012 per il Macerata Opera Festival (è stato commissionato dal direttore artistico Francesco Micheli) e premiato con il premio Abbiati.
Il regista insieme al suo team – Federica Parolini scenografa, Silvia Aymonino costumista, Alessandro Verazzi light designer che ha ricreato lo spettacolo appositamente per i teatri al chiuso – ha ambientato l’opera durante le rivoluzioni del 1968 cercando di creare nello spettatore quel senso di nostalgia che con probabilità aveva colto il compositore mentre lavorava sul soggetto, il testo “La vie de bohème” di Murger.
In quegli anni era ormai un compositore di successo. Probabilmente nel soggetto ravvisava un po’ se stesso all’epoca della Scapigliatura. Quei giovani, animati da un forte sentimento di ribellione e di disprezzo nei confronti della cultura e del perbenismo borghese, avevano desunto il loro nome da una libera interpretazione del termine francese “bohème” (vita da zingari), e si erano ispirati alla vita libertaria e anticonformista degli artisti parigini descritta proprio nel romanzo di Murger.
Nel momento in cui l’opera di Puccini andava in scena per la prima volta, il sentimento nostalgico per quei tempi passati, era diffuso. Da qui la scelta di Muscato di puntare sulla memoria emotiva degli spettatori, con l’ambientazione sessantottina. «I protagonisti vivono e agiscono una delle più grandi rivoluzioni culturali del ’900, decisamente diversa dalla scapigliatura, ma altrettanto dirompente – spiega Muscato –E poiché nei primi due quadri li vediamo allegri, divertiti, divertenti e spensierati, non riusciamo a immaginarceli con i libri di Althusser e di Marcuse nelle tasche. Pensiamo a loro piuttosto come a quel folto numero di giovani che ha animato il Sessantotto nei suoi aspetti di rivoluzione diffusa, culturale e di costume. È così che li abbiamo immaginati. Mimì invece. Lei no. Non tradiamo la grisette dei fiori finti di Murger, né quella pucciniana, né questa che portiamo in scena e che lavora in una fabbrica che le insozza i polmoni sino a condurla alla morte».
Il cast comprende, come interprete di Rodolfo, il giovane tenore Matteo Lippi, già vincitore del Concorso “Toti Dal Monti” 2012 proprio per quel ruolo. Al suo fianco, un cast di giovani tra cui Maria Teresa Leva nel ruolo di Mimì, Sergio Vitale nel ruolo di Marcello, Larissa Alice Wissel in Musetta.
La direzione d’orchestra dei Pomeriggi Musicali è affidata a Giampaolo Bisanti. «La Bohème è un’opera di “leit motiv” – spiega il direttore – i motivi musicali sono collegati a un significato simbolico e descrittivo, fanno riferimento a un personaggio, una situazione, un oggetto, e a un sentimento. Sono presenti molte ripetizioni e sviluppi tematici che danno un senso di continuità a tutta l’opera e sono più o meno spesso invariati e quindi facili da riconoscere».
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