“La via del Samurai” parte oggi dall’Arco
La presentazione di “Chanbara” (alle 17) con i due autori
REGGIO EMILIA. Cappa e spada in versione giapponese, nei castelli di carta del medioevo nipponico fra samurai, katane e senso dell’onore. Oggi, alle 17, la libreria All’Arco ospita una presentazione particolare, quella in anteprima nazionale di “Chanbara-La via del samurai”, graphic novel con testi di Roberto Recchioni e disegni di Andrea Accardi in via di pubblicazione per BAO. A introdurre gli autori ci sarà Matteo Casali, direttore della scuola internazionale di Comics reggiana dove Accardi insegna da anni Fumetto, e alla fine sarà possibile farsi firmare le copie del volume che uscirà il 19 novembre.
È la seconda presentazione di fumetti in scena All’Arco, dopo l’enorme successo di quella con Zerocalcare (pure lui autore di Bao), e anche questa volta arrivano nomi importanti, oltretutto in un’anteprima assoluta. Recchioni è oggi il curatore principale di Dylan Dog, oltre che romanziere, mentre Accardi è la matita di molte storie di Lupin III e assieme a Recchioni ha lavorato a diversi episodi di John Doe e a due racconti giapponesi, “La redenzione del samurai” e “I fiori del massacro”, ora raccolti in “Chanbara”.
Con questa opera i due hanno potuto applicare su carta una vecchia passione, quella per la cultura e l’arte giapponese. «È stata un’occasione per riscoprire e per approfondire, per andare oltre il consueto e influentissimo Kurosawa. E ci siamo ispirati anche a rivisitazioni occidentali, come il Ronin di Frank Miller», racconta Recchioni.
Autore delle parole, non dei testi, perché durante la narrazione compaiono spesso degli haiku, i brevi componimenti poetici dalla metrica dettagliata tipici della letteratura nipponica. «Li ho inseriti nel testo e ho alternato alcuni miei haiku ad altri molto famosi. Anche questo è un gioco, ma siccome gli haiku di altri autori sono davvero celebri non credo che i lettori avranno molti problemi a trovarli», spiega ridendo.
«Per me, disegnare una storia così ha comportato un grosso lavoro di documentazione, e di pensiero, perché ci sono pochissimi testi scritti, ma solo immagini. E quindi sono partito da queste immagini per dedurre come sarebbe dovuto essere un’ambientazione, un abito. E così ho potuto scoprire una cultura ricchissima, tantissimi registi e autori che magari conoscevo poco e di cui ora sono diventato molto appassionato», rivela invece Accardi. Adesso, si trovano a presentare il lavoro in una libreria, e anche piuttosto conosciuta a livello nazionale.
Il fumetto si sta sdoganando? «Di sicuro sta entrando anche in altri ambienti, e di questo va dato merito agli autori e agli editori che stanno lavorando parecchio, girando e creando occasioni perché questo accada. A volte è stato necessario dare un nome nuovo alle cose, ma questi sono e rimangono fumetti, lo dico con orgoglio», ragiona Accardi. «Sono felice che oggi anche in libreria ci siano i fumetti, ci si possa confrontare anche su queste opere, senza nulla togliere alle fumetterie e alle edicole».
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