Gazzetta di Reggio

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“Dop”, il film sui Violini di Santa Vittoria

Andrea Vaccari
“Dop”, il film  sui Violini di Santa Vittoria

Un’opera del regista reggiano Nico Guidetti nato dall'omonimo spettacolo del gruppo di Gualtieri

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GUALTIERI. Si muove tra passato e presente Dop (Denominazione di Origine Popolare), il film realizzato dal regista reggiano Nico Guidetti che racconta la genesi dell’ultimo e omonimo spettacolo dei Violini di Santa Vittoria, composti da un quintetto d’archi che ha riportato alla ribalta l’antica tradizione musicale della frazione gualtierese.

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Di fatto, si tratta di un backstage nel quale si alternano le musiche del quintetto (composto dai tre violini di Davide Bizzarri, Orfeo Bossini e Roberto Mattioli, dalla viola di Ciro Chiapponi e dal contrabbasso di Fabio Uliano Grasselli) e le narrazioni sulla vita dei braccianti che nel secolo scorso abitavano Santa Vittoria e che trovarono nella musica una “via di fuga” dalla loro difficile condizione.

Attraverso le interviste ad anziani del luogo, viene così raccontata una storia che non è soltanto di musica, ma soprattutto sociale.

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«L’idea di fare un film su questa storia – spiega Guidetti, che per le riprese ha impiegato poco più di un anno – mi venne quando, alla fine del 2013, Orfeo Bossini mi contattò perché desiderava realizzare un video “promo” del loro ultimo spettacolo. Fu allora che ebbi modo di conoscere il gruppo, di approfondire la storia dei violinisti braccianti di Santa Vittoria e scoprirne il portato storico e il valore non solo artistico, ma anche, mi viene da dire, morale. Da sempre, come documentarista, ho preferito approfondire fatti e aspetti legati alla mia terra, forse per un bisogno istintivo di dare forma alla mia stessa identità, alle mie radici. E fare un documentario sulla tradizione del liscio di Santa Vittoria l’ho sentita come un’occasione, per me, di aggiungere un tassello importante al mio percorso. Avevo l’opportunità di affrontare, innanzitutto, argomenti che da sempre mi appassionano (la storia dei primi del Novecento, la musica, le tematiche del lavoro) attraverso un registro, stavolta, più ironico e, per così dire, leggero».

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«Inizialmente – prosegue Guidetti – non sapevo bene come raccontare questa storia. Avevo vagamente l’idea di combinare il lavoro di ricerca e preparazione dello spettacolo con brani dello stesso, che avremmo registrato al Teatro Sociale di Gualtieri, e con interviste agli eredi. Subito prima dell’inizio delle riprese, tuttavia, arrivò la notizia che lo spettacolo sarebbe diventato un cd con una campagna di crowdfunding: questo, oltre a rendere in qualche modo più avventurosa e divertente la parte “presente” della nostra storia, forniva un percorso narrativo dritto e chiaro al film».

Il racconto della genesi di questo spettacolo è diventato pretesto e occasione per raccontare, anche attraverso le testimonianze degli eredi di quelle famiglie di violinisti braccianti, questa piccola grande epopea di musica e lavoro, estenuante fatica nei campi e ricerca spasmodica di riscatto e libertà.
 

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