«Vi racconto la grande poetessa Alda Merini»
Gassman da oggi alla regìa di “La pazza della porta accanto”
REGGIO EMILIA. Sempre impegnato e ricco di contenuti, ritorna Alessandro Gassman alla regia teatrale, portando in scena un testo nuovo ad alta densità emotiva, riguardante la poetessa Alda Merini a firma di Claudio Fava. Lo spettacolo “La pazza della porta accanto” che debutta in prima nazionale al teatro Valli questa sera e domani (ore 20.30), inaugura la stagione di prosa della Fondazione I Teatri. «Sono venuto a conoscenza di questo testo firmato Claudio Fava, attraverso il mio assistente Massimo Tamalio. Mi ha colpito subito e commosso. Vi si racconta l’esperienza di 15 anni di manicomio vissuta dalla grande poetessa e terminata con l’andata in vigore della legge Basaglia», racconta Gassman.
“La pazza della porta accanto" si sviluppa come un viaggio all’interno di una realtà terribile, quella del manicomio. Sul palcoscenico ci sono dieci attori e a dare voce e volto alla “poetessa dei Navigli” e ai suoi emozionanti versi ci sarà Anna Foglietta, chiamata a vestire i panni di una giovane, in profondo conflitto con un mondo che non la comprende e di cui non accetta le etichettature.
«Devo dire che Anna fa un lavoro straordinario; sarà indubbiamente lei la grande sorpresa dello spettacolo la cui anteprima avvenuta a Spoleto l’altra sera, ha riscosso in un grande successo personale. Anna ci ha messo un grande coraggio e si è fidata di me nel cercare, non la strada dell’imitazione, ma quella della rappresentazione dell’anima della poetessa, del suo spirito capace di creare versi bellissimi e nello stesso tempo di vivere situazioni estreme, caratterizzate da violenze indicibili, compreso l’elettroshock e altre situazioni da vero inferno. In tutto questo Anna è riuscita a dare una personale impronta considerando tutti questi aspetti in primis, proprio la forza della sua poesia».
A tal proposito, così scrive nella presentazione del suo testo Claudio Fava: «Questa pièce non è il girone dei matti – scrive Fava – è l’incontro imprevisto, irriproducibile, tra la follia e la poesia. Alda Merini entrò per la prima volta in manicomio nel 1965 e vi restò, per periodi alterni, quasi vent’anni». Per esaltare l’aspetto infernale della pièce Gassman, che è alla sua decima regìa teatrale, immagina un impianto scenico che ripropone la claustrofobia di un reparto psichiatrico e che permette di interagire con la visionaria immaginazione della protagonista.
«Mi dispiace molto di non aver conosciuto la Merini, e proprio questo testo è servito a capire fino in fondo il valore di questo immenso personaggio. In ogni caso, lo spettacolo racchiude un messaggio fortissimo di libertà e di attenzione alla diversità. Spesso non guardiamo qualcosa o qualcuno perché ci fa paura e lo facciamo convinti, non sapendo tuttavia che cosa perdiamo. È successo per la Merini ma anche per il pittore Antonio Ligabue, ad esempio. Sono contento di avere scelto questo testo che, come quelli scelti per gli spettacoli passati, affronta tematiche sociali riguardanti la difesa dei più deboli, l’ignoranza, le diversità sessuali e religiose e psicologiche Penso al teatro come a un luogo in cui portare queste tematiche sociali, come del resto accade nel mio ultimo film “Gli ultimi saranno ultimi”».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
