I Brueghel, allegoria della nostra Europa
I valori dell’integrazione contrapposti alle tragedie di oggi
BOLOGNA. Parlare dei Brueghel oggi, la dinastia di pittori fiamminghi che dalla prima metà del ‘500 fino alla fine del ‘600, da Pieter Brueghel il Vecchio, ai figli Jan il Vecchio e Pieter il Giovane, ai nipoti Jan il Giovane e Abraham Brughel fino al pronipote Ambrosious Brueghel, che visse in Italia, ammirare quattro generazioni di pittori che hanno riempito tele e tavole di rame con descrizioni precise della natura, in tutta la sua inesorabile forza, in un’epoca in cui in Italia Michelangelo e Tiziano si concentravano sulla centralità dell’uomo, è oggi tema di attualità sconcertante.
I Brueghel arrivano dal Belgio. Quel Belgio già luogo di conflitti tra Spagna e Olanda, tra la chiesa di Roma e quella calvinista, definito poi a tavolino dopo la seconda guerra mondiale, in Inghilterra, quale Stato cuscinetto tra Francia e Germania: Stato di diverse culture e lingue che dopo anni di guerre si trovarono a condividere pacificamente una stessa identità, per metà di cultura fiamminga di lingua tedesco-olandese e per metà di cultura vallona e lingua francese.
Belgio, la cui capitale Bruxelles è l’incarnazione della coesistenza di lingue e culture diverse, non solo attraverso la sede del Parlamento e della Commissione Europea, ma ancor prima nell’atmosfera che si respira per le vie della città, che percorrono il mosaico dei plurimi quartieri di diverse etnie, caratterizzati dalla predominanza delle due sfere linguistiche principali, quella vallona e quella fiamminga, intrecciate tra loro in una fitta sotto rete di lingue e culture provenienti da tutto il mondo. Quel Belgio che in estrema sintesi è oggi l’immagine dell’Europa.
Un Belgio oggi teatro degli episodi legati agli eventi terroristici che stanno straziando il cuore dell’Europa, di cui si può ammirare nel percorso delle sale di Palazzo Albergati, la multietnica identità attraverso i linguaggi di queste generazioni di pittori artisti, che nei secoli ne hanno ritratto i profili. Parlare dei Brueghel oggi è un’allegoria di quest’Europa, vista dalla lente di quella semplice, inesorabile e talvolta spietata realtà definita sulle loro tele: l’effimero della vita umana, la caducità di ogni appartenenza linguistica, culturale o religiosa, a fronte dell’unica certa inesorabilità cui uomini e animali sono egualmente assoggettati: la morte. Un uomo la cui sorte, nonostante le più disparate pulsioni e ambizioni di potere, è vittima delle sue stesse trappole, un uomo pur sempre assoggettato alle inesorabili leggi di natura, di fronte alle quali cade ogni credo. Un uomo quale dettaglio e parte dello stesso paesaggio in cui viene come fotografato dalle pennellate e dai colori dei Brueghel.
Un viaggio nell’epoca più fiorente della pittura fiamminga, che ritrae paesaggi, allegorie religiose, miti, spaccati di vita quotidiana dell’uomo comune, insieme cittadino del mondo e della propria terra, dalle sue fatiche sul lavoro di artigiano, contadino o commerciante, dalle tribolazioni di una vita casalinga, al riposo di una scena campestre, alle cerimonie di paese che riuniscono identità, usi, costumi, e tradizioni, agli amori ai dolori, alle dannazioni, alle tribolazioni che accomunano tutti gli animi umani, alla messa su tela di nature morte e tavole imbandite, a segno dei tempi che intercorrono tra Pieter il Vecchio ed i suoi paesaggi contaminati dai suoi viaggi in Italia, al pronipote Ambrosius Brueghel che apparecchia le tavole delle sue tele con cibi frutta e fiori, a ricordare la stessa identità quale provenienza e sorte della natura umana. Il tutto accanto alla leggerezza ed alla spensieratezza che fanno pur sempre da sfondo paesaggistico della mostra, attraverso la rappresentazione di un unico grande mosaico che per quasi due secoli delinea attraverso i colori e i toni delle numerose opere dei Brueghel i diversi profili della natura e della condizione umana nella sua più semplice e inesorabile realtà, che dal ‘500 ad oggi, sembra ancora essere la nostra.
La mostra è organizzata da Arthemisia Group e allestita a Palazzo Albergati. Aperta fino al 28 febbraio 2016.
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