Palazzo Casotti gremito per il libro celibe e Beneventi
REGGIO EMILIA. Camice bianco, tenendo il libro alzato: è lui l’opera d’arte da aprire, squadernare e suonare. Così Simone Beneventi introduce la sua performance dedicata all’esecuzione de “Il libro...
REGGIO EMILIA. Camice bianco, tenendo il libro alzato: è lui l’opera d’arte da aprire, squadernare e suonare. Così Simone Beneventi introduce la sua performance dedicata all’esecuzione de “Il libro celibe”, composizione di Giorgio Battistelli del 1976. Cornice più adatta non c’era, incastonata nel Festival del libro d’artista nel bel mezzo della mostra di originalissimi capolavori. L’opera sembra composta per l’occasione, dato che per essere eseguita esige proprio uno di quei libri artistici; quello appunto che Giuseppe Bussi ha costruito con ammirevole sapienza: una scatola lignea robusta, le cui pagine interne, costituiscono il materiale vario “da suonare”, diventando un oggetto delle meraviglie, una piccola wunderkammer.
Questa volta Beneventi, conosciuto soprattutto per le interpretazioni di opere contemporanee, appare un artistica alchemico: perché è un libro-mondo quello che ha aperto l’altro pomeriggio davanti al pubblico che gremiva lo spazio espositivo di Piazza Casotti. L’orecchio di ognuno era teso come anche l’occhio che cercava di carpire ogni particolare del rito della lettura. Ecco che estrae subito una lastra le cui vibrazioni nell’aria paiono quelle delle ali di un uccello; quindi rivela dei fogli di carta che stropiccia, o accarezza o strappa. I ritmi polifonici che crea, si incastonano in un movimento più generale di conduzione dell’opera che ingloba i suoi respiri uniti ai gesti compiuti nel rinvenire i vari oggetti, suonarli e riporli sopra al grande tavolo ricoperto da un lenzuolo bianco.
Nel corso della performance della durata circa venti minuti, introdotta da una sostanziosa ed esauriente presentazione di Monica Boni, Beneventi che è un po’ anche birichino prestigiatore, rivela una sorprendente poliedricità di situazioni; lo fa con profonda leggerezza rendendo il tutto una splendida opera d’arte. Perché sa di giocare con l’aria, tra situazioni di tensione e spessori degli oggetti che incidono sul peso espressivo dei suoni.
Il viaggio che fa compiere ai presenti, è scandito da varie tappe: più si scava in fondo al libro, più si trovano oggetti sonori legati agli strumenti tradizionali: ecco un mini citar, un arcaico xilofono, e alla fine dei fischietti da caccia e un dolce carillon dal quale escono alcune note di Imagine. E così la fine allude ad un nuovo possibile inizio di percorso.
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