Dead Horse, ritorno al blues
REGGIO EMILIA. «E’ un ritorno a casa, alle radici del blues, allo spirito più selvaggio ed indomito del rock’n’roll. E’ un riportare la musica del Diavolo a una dimensione ruvida, primitiva,...
REGGIO EMILIA. «E’ un ritorno a casa, alle radici del blues, allo spirito più selvaggio ed indomito del rock’n’roll. E’ un riportare la musica del Diavolo a una dimensione ruvida, primitiva, ipnotica e traghettarla oltre la soglia del rumore». Così dicono Giovanni Bianchi (voce, chitarre, mandolino) e Paolo Lasagni (chitarre, viola, noise arrangement) del duo Dead Horse Bones, in concerto stasera alle 22 per Red Noise al centro sociale Catomes Tôt di via Panciroli 12. L’idea della band nasce nel 2011 come logica evoluzione, ma anche come “radicale scarnificazione”, del precedente progetto di Giovanni Bianchi e Paolo Lasagni che per vari anni avevano battuto la scena locale col trio (The Tumbleweeds) cercando di scardinare a colpi di feedback i clichè che spesso si accompagnano al rock’n’roll e al rockabilly più tradizionale. La tradizione rivisitata quindi con le chitarre suonate con la tecnica del bottleneck e mandolini con accordature aperte affiancati all’uso dell’elettronica e del rumore. A luglio 2015, per i 20 anni della rivista Blow Up, hanno presentato Locusts, opera prima con 10 brani di loro composizione.
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