Rs-Ricerche Storiche Il nuovo numero tutto sulla Grande Guerra
REGGIOEMILIA. La grande guerra vista da Reggio Emilia, fra suggestioni letterarie e le immagini scolastiche dell’epoca. È uscito il nuovo fascicolo di RS-Ricerche Storiche, la pubblicazione di...
REGGIOEMILIA. La grande guerra vista da Reggio Emilia, fra suggestioni letterarie e le immagini scolastiche dell’epoca. È uscito il nuovo fascicolo di RS-Ricerche Storiche, la pubblicazione di Istoreco arrivata al numero 120. Al centro di questo RS, un fascicolo monografico sulla Prima Guerra mondiale vista da Reggio Emilia, struttura in un lungo, affascinante quanto tragico, viaggio fra immagini, testate studentesche reggiane, cartoline, giochi, libri scolastici e molto altro diffusi in Italia fra il 1915 e il 1918. Oltre che un aggancio letterario su un’opera amatissima, tornata celebre grazie al cinema, il Signore degli Anelli di Tolkien.
Nel suo saggio Roberto Tassoni, professore del Liceo Moro di Reggio Emilia, dipinge un interessante parallelo fra l’esperienza bellica di Tolkien – che partecipò alla prima guerra mondiale come ufficiale e fu testimone del massacro consumato nella battaglia della Somme nel 1916 – e la sua fantasia narrativa: Mordor, la Terra Oscura, uno degli scenari principali dei suoi romanzi, una terra tetra, circondata da scurissime montagne, sempre coperta da nuvole e abitata dai servi dell'Oscuro Signore, potrebbe essere figlia delle terribili visioni della Somme? Lo confessò lo stesso Tolkien: «In un certo senso – scrisse molti anni dopo – il mio Sam Gamgee è una riflessione sui soldati semplici inglesi… che ho conosciuto durante la guerra del ’14, un modo per dimostrare come fossero molto superiori a me stesso» Questa fu la vera origine di uno dei panorami più famosi del Signore degli Anelli: la Terra di Mordor, il luogo di ogni male, non è altro che le trincee e la terra di nessuno della prima guerra mondiale, un luogo completamente morto...».
Sempre della Prima Guerra mondiale, ma da una prospettiva molto più reggiana, parlano i lavori di Marco Marzi, “Un tentativo di educazione pacifista dell’infanzia all’alba della Grande Guerra. I testi scolastici di Amilcare Storchi e Virginio Carnevali” e Valeria Zini, che analizza “Le riviste studentesche reggiane e la Grande Guerra”. Stessa lunghezza d’onda per i lavori di Laura Gasparini, “Le fonti visive per la storia della prima guerra mondiale e i fotografi reggiani”, e di Chiara Panizzi, “La Grande Guerra, fonti iconografiche nelle raccolte della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia. Un viaggio affascinante fra immagini, cartoline, giochi e libri per bambini”. Si torna a tempi più vicini a noi con un’intervista a Santo Peli, storico che si è occupato dei Gap, i partigiani comunisti attivi in città in azioni di sabotaggi pericolosissimi. Considerati una delle grandi “ispirazioni” del terrorismo rosso, che in quei giovani resistenti spericolati e per forza di cose spietati ha visto una delle sue ispirazioni. Con problemi anche per gli intellettuali che hanno dovuto ragionare sul tema: «Se effettivamente la tensione politica degli anni Settanta e i timori del Pci sull’uso del termine terrorismo e sulla riconduzione di questi gruppi armati ai Gap possono aver influenzato l’avanzare delle ricerche, quello che impressiona di più è però che non tutti gli storici che si sono occupati di Resistenza erano bloccati o bloccabili da una sorta di veto non espresso da parte del Pci. Io credo che abbia funzionato una specie di autocensura più generale che impediva di immettere nella storia della Resistenza, e nella sua complessità, alcuni fenomeni che rimandano immediatamente alla crudezza della lotta armata (intesa come l’ammazzare e il farsi ammazzare)», spiega Peli a Mariachiara Conti.
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