Gazzetta di Reggio

«Il mio Gesù Superstar, un miracolo in musica»

di Miriam Figliuolo
«Il mio Gesù Superstar, un miracolo in musica»

Reggio Emilia, Ted Neeley protagonista del musical al teatro Valli quarant’anni dopo il film-capolavoro

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REGGIO EMILIA. «La mia famiglia mi ha educato nella fede e nel mio paese in Texas andare a messa era un po’ come andare a cena da amici. Io e i miei fratelli cantavamo nel coro. E se non capivamo nulla del sermone era la musica a farci capire. Questo è il più grande miracolo».

Grandi emozioni, sul palco e fuori, regalano a Reggio Emilia Ted Neeley e “Jesus Christ Superstar” – versione in lingua originale di Massimo Romeo Piparo dall’opera di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice – in scena per l’ultima replica oggi alle 15, al teatro Valli.

I sold out e le standing ovation si ripetono anche qui, inutile dirlo. Protagonista assoluto Neeley, il Gesù anche della storica trasposizione cinematografica del 1973, diretta da Norman Jewison, che, a 72 anni, ancora una volta con grande energia, si mette in gioco nell’interpretazione di questo ruolo. Tra uno spettacolo e l’altro lo incontriamo mentre, con grande disponibilità, si concede ad alcuni fans, regalando vigorose strette di mano e persino abbracci. Accanto a lui Giulia Tarsitano, impeccabile traduttrice, e l’assistente Giorgio Brugnoli.

Il pubblico reggiano vi sta dando grandi soddisfazioni.

«Le persone amano questo spettacolo – risponde Neeley – La maggioranza sono fans a partire dal film. È grandioso incontrarli. Vorrei che entrassero tutti. Perdo ore a parlare con loro. Pensate che emozione per me sentirmi dire: “Ho ritrovato la fede grazie a te”».

Dallo scorso anno 120 spettacoli in 16 città italiane. Cosa l’ha convinta ad affrontare tutto questo?

«Il fatto che io amo questo spettacolo. Per me è la più grande energia. Le persone lo sentono e cantano con noi. La musica ti solleva e dà gioia. Io stesso mentre canto sento levitarmi. Lo farei per altri duemila anni».

A distanza di oltre 40 anni dal film torna a interpretare Gesù. Con quali emozioni?

«Le stesse di allora. Ora sono più a mio agio. Allora ero più impaurito per l’idea di interpretare un tale personaggio. Gesù lo conoscono tutti e ognuno ne dà la propria interpretazione. In questo Jewison è stato grandioso: grande la sua ispirazione nell’unire la Passione con la musica. Pochi sanno che oltre alla regìa ha scritto il copione. Nei giorni trascorsi in Israele per girare ci ha messi tutti a nostro agio».

Cosa la lega di più a questo ruolo?

«Dopo il film, andando avanti negli anni, ho avuto modo di fare più ricerche su Gesù. Questo ha contribuito a rafforzare la mia fede e a migliorarmi anche come attore. Per questo ora avere quest’altra possibilità per me è stato un miracolo, come lo fu allora per il film. Il merito di questo lavoro è mostrare il lato umano del Cristo non solo quello divino. Io sono da sempre pacifista. Questo spettacolo mette in luce la spiritualità umana e il fatto che siamo tutti “connessi”».

Qual è il segreto di tanto successo?

«Senz’altro la musica, la vera intermediaria tra noi e la fede. È la musica che ci fa comprendere. Una sera a cena con il mio assistente (che, defilato, sorride al racconto, ndr) le sue bambine di pochi anni cantavano mimando con la chitarra giocattolo le canzoni dello show. Una grande emozione per me».

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