Gazzetta di Reggio

Tre guerre e una storia quella delle Reggiane

di Andrea Melosi
Tre guerre e una storia quella delle Reggiane

Bellelli (Istoreco) e la produzione bellica dello stabilimento

3 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. Può sembrare un gioco di parole, ma le Reggiane sono nella memoria collettiva dei reggiani. Anche dei reggiani più giovani che conoscono e vedono, di quella che fu uno dei maggiori complessi industriali italiani, solo i suoi grandi capannoni vuoti e fatiscenti.

La riprova c'è stata allo Spazio Gerra con la conferenza di Michele Bellelli ricercatore di Istoreco, evento collaterale della mostra Officine Reggiane Achivi Storici - Capitolo I visitabile fino al 28 febbraio.

Per l'appuntamento “Le tre guerre delle Reggiane” non è bastata la saletta al terzo piano per contenere il pubblico e molti si sono seduti sui gradini delle scale. Introdotto da Massimo Storchi responsabile del Polo Archivistico di Istoreco, Bellelli ha tracciato la storia dello stabilimento partendo dalla prima guerra mondiale (1915-'18), per passare dalla seconda (1940-'45) e giungere alla “terza” quella non combattuta sul campo (almeno in Europa) ma piuttosto minacciata tra il 1952 e il 1989 fra Usa e Urss. La guerra fredda.

E la storia delle Reggiane di questo lungo periodo è storia di produzione militare legata agli eventi bellici. Allo scoppio del primo conflitto l'allora Officine Meccaniche Reggiane producevano soprattutto materiale rotabile ferroviario, ma già nel settembre 1915 arrivò dal governo la prima commesse per proiettili di vario calibro. Costruendo in loco le macchine utensili necessarie, lo stabilimento arrivò nel 1916 a fabbricare 10mila proiettili al giorno. Ci fu anche un primo tentativo di costruire aerei su licenza della Caproni, ma il progetto abortì. La svolta per la produzione aereonautica arrivò nel 1935, quando la Caproni comprò il pacchetto di maggioranza dell'Iri arrivando così al controllo dello stabilimento: l'ing Giovanni Pegna iniziò a progettare i primi aerei e in accordo con la Regia Areonautica partirono i lavori per il Campovolo. Nel 1936 fu stilato un accordo con la Piaggio (ma i rapporti con l’azienda toscana non furono mai buoni) per costruire il P32 Bis, un bombardiere e l’Aereobomba. Il prototipo del P32 Bis precipitò in fase di collaudo e l’aviazione rinunciò al progetto. Bisogna arrivare al 1939 per il primo volo del caccia RE2000. Un velivolo che, almeno in parte, derivava dal velocissimo P35 americano. Un velivolo eccezionale per l’epoca ma che finì per piacere più all’estero (Svezia). Si arriva così al 1943, in piena guerra, per vedere la più grossa commessa del regime fascista: 300 RE2000 e 600 RE2005 (il modello più avanzato). Dallo stabilimento ne uscirono però solo 37. Poi arrivò l’8 settembre e le Reggiane diventarono “proprietà” del Terzo Reich. La fine della guerra porta ad una parziale riconversione della produzione bellica, perchè dallo stabilimento reggiano escono ancora casse di proiettili per l’esercito americano e cannoni contraerei Bofors per vari Paesi Nato.

Sono gli anni della guerra fredda, della rottura dell’alleanza del Cln, della cacciata del Pci e del Psi dal governo De Gasperi e tutto questo ha conseguenze anche dentro le Reggiane: documenti del Sifar (il servizio segreto) spiegano come allontanare dalla produzione di materiale militare, gli operai più politicizzati e dentro le Reggiane non c’è posto per un sindacato come la Cgil.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google