Gazzetta di Reggio

Fiorello canta Modugno e ci racconta l’Italia

Fiorello canta Modugno e ci racconta l’Italia

“Penso che un sogno così...” in scena domani e mercoledì

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REGGIO EMILIA. «Salgo a bordo del deltaplano delle canzoni di Domenico Modugno e sorvolo la mia infanzia, la Sicilia e l'Italia di quegli anni, le facce, le persone, vicende buffe, altre dolorose, altre nostalgiche e altre ancora che potranno sembrare incredibili». Così spiega lo spettacolo "Penso che un sogno così…" il protagonista, Giuseppe Fiorello: «Attraverso questo viaggio invito i protagonisti della mia vita ad uscire dalla memoria e accompagnarmi sul palco, per partecipare insieme ad un avventuroso gioco di specchi».

Dopo il grande successo della prima e della seconda edizione, ritorna lo spettacolo che sarà al Valli per la stagione di prosa domani e mercoledì alle ore 20.30. Uno spettacolo che in questi anni ha raggiunto importanti traguardi: sold out per la maggior parte delle date, tantissime le repliche (si sfiorano tle recento serate) e la candidatura alla quinta edizione del Premio “Le maschere del teatro italiano” nella sezione miglior interprete di monologo. Con Giuseppe Fiorello sul palcoscenico anche Daniele Bonaviri e Fabrizio Palma ad eseguire le musiche rigorosamente dal vivo.

Personaggio di straordinaria versatilità, Fiorello canta “Lu minaturi”, “Malarazza”, “Meraviglioso”, “Lu pisci spada”, “La lontananza”, “Vecchio frack”, “Nel blu dipinto di blu”, trascinando il pubblico nelle atmosfere di un'Italia in pieno boom economico che non smetteva di guardare avanti e di sognare.

In questo senso “Penso che un sogno così…” è uno show di parole, canzoni e naturalmente di musica dal vivo, concepito come “(…) un semplice omaggio personale e affettuoso - scrive Giuseppe Fiorello - ad un ragazzo del Sud che come me ha inseguito sogni e passioni, il cinema e la musica. Ma non sarà soltanto un viaggio nella vita di Mimì, sarà anche l'occasione per raccontare fatti, storie e personaggi di un tempo passato felice”.

Infatti emergono ricordi del suo passato di avvenimenti ma anche di persone fisiche, in particolare Domenico Modugno e il padre che avrebbe voluto fare l'artista. Egli come Modugno, avrebbe voluto semplicemente “volare”, e ci è riuscito al punto da aver lasciato un'impronta incancellabile che ha accompagnato i suoi talentuosi figli: oltre a Beppe anche Rosario e Catena. Nell'Italia del dopoguerra si delinea la grande scelta generazionale: coloro che partono dalla loro terra per cercare fortuna (fra di essi Modugno) e coloro che restano (come il padre di Fiorello), che attraversano le difficoltà con l'arma dell'allegria, per scacciare la tristezza e le preoccupazioni economiche, per non dover mai smettere di sognare. Ad orchestrare una materia artistica e umana tanto ricca, è stato chiamato un regista di assoluta competenza e fantasia, attento ai linguaggi più contemporanei, come Giampiero Solari che alterna un'intensa attività teatrale a quella di autore e regista televisivo. Fiorello giunge al teatro forte di impeccabili prove cinematografiche e televisive, che lo hanno visto collaborare con registi di primo livello: da Giuseppe Tornatore per “Baarìa” a Roberta Torre per “Baci mai dati”, dal Ferzan Ozpetek di “Magnifica presenza" a Vittorio Moroni in “Se chiudo gli occhi non sono più qui”.

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