Mostra in omaggio a Bonvi, il papà delle Sturmtruppen
BOLOGNA. Eclettico, surreale, un genio o una mente illuminata. Per tutti, semplicemente un artista. Sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa di Bonvi, all’anagrafe Franco Bonvicini, il padre delle...
BOLOGNA. Eclettico, surreale, un genio o una mente illuminata. Per tutti, semplicemente un artista. Sono trascorsi vent’anni dalla scomparsa di Bonvi, all’anagrafe Franco Bonvicini, il padre delle Sturmtruppen e di Nick Carter, di Cattivik e Capitan Posapiano, ucciso a Bologna da un’auto rossa nel 1995, mentre si recava al Roxy Bar dell’amico Red Ronnie.
Quella stessa Bologna che raffigurava spesso nelle sue tavole, teatro notturno degli “Incubi di provincia”, «dove – per dirla con le parole del celebre fumettista modenese – succedono cose nella realtà che superano la fantasia». Ma anche la città che, secondo Sofia Bonvicini, figlia di Bonvi, classe 1984, «mio padre l’ha dimenticato».
Così, per il ventesimo anniversario dalla morte dell’artista, amico stretto di Francesco Guccini prima ancora che il cantautore facesse innamorare l’Italia al suono di Auschwitz o dell’Avvelenata, ex consigliere comunale e poi genio della tavola disegnata, Sofia e gli Eredi Bonvicini, la moglie Maria Angela e il secondogenito Francesco, hanno deciso di commemorare Bonvi attraverso una mostra. Proprio a Bologna, che per l’artista è stata una seconda casa. S’intitola “Incubi alla Bolognese. Leggende urbane di Bonvi”, allestita nella piazza coperta della biblioteca Salaborsa fino al 31 gennaio.
«Esporre i suoi lavori è un modo per ricordare mio padre, perché da più di vent’anni, ormai, Bologna sembra averlo dimenticato – dice Sofia – il che è un vero peccato, gli anni più fecondi della sua produzione artistica, cioè quelli che vanno dal 1969 a tutti gli anni ‘90, lui li ha passati proprio in via Rizzoli, all’ombra delle Due Torri, a due passi da Piazza Maggiore. Mio padre era l’esempio vivente della genialità e della sregolatezza, anche se nel suo flusso di lavoro era assolutamente metodico, tanto che si vantava spesso di non aver mai mancato una consegna. Lo ricordo mentre lavorava di notte, io facevo finta di dormire nella stanza accanto. Mi piaceva stare sveglia ad ascoltare il rumore pennino che scricchiolava sul foglio e immaginarmi un giorno seduta lì accanto a lui, al suo “tavolo dei grandi”, avere finalmente il permesso di usare tutti i suoi colori e pennini. Era un genio, un grande innovatore».
La mostra, organizzata con la collaborazione dell’agenzia Negrini & Varetto e il sostegno del Comune di Bologna e dell’associazione Hamelin, quindi, non è solo una commemorazione. Ma un modo per ricordare la penna che disegnò la prima strip quotidiana italiana, pubblicata in 20 paesi e tradotta in 11 lingue. Sturmtruppen. E' un viaggio nel tempo, che però, oltre al passato, apre le porte del surreale, visitabile gratuitamente e contrassegnato in esclusiva da alcuni dei lavori più celebri del fumettista, come la serie “Incubi di provincia”, pubblicata a partire dal 1968, e le “Leggende urbane”, tra le ultime tavole dell’autore.
«Abbiamo disegnato un percorso lineare e speculare, capace di unire design e innovazione per reinterpretare la città notturna di Bonvi, nelle sue forme e nei suoi contrasti» spiega Sofia. Una struttura temporanea quanto temporanea è la mostra, cioè, allestita con materiali ecofriendly e innovativi, pannelli sagomati in cartone alveolare nidoboard, incastri e giochi di equilibri.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
