Il Catomes Tot punta molto in alto
In via Panciroli si moltiplicano concerti ed eventi. I gestori: «È un momento felicissimo»
REGGIO EMILIA. Pareva segnato al declino, a causa del degrado del vicino parco Tocci, ancora più dopo la tragica morte nel febbraio 2010 di Nerino Medici, il socio di 82 anni vittima dell’aggressione di uno sbandato, avvenuta proprio davanti al locale.
Invece, a distanza di sei anni, una felice combinazione di ottimo intuito da parte degli amministratori locali, disponibilità al sacrificio e al lavoro di numerosi volontari e preparazione – anche artistica – delle nuove “leve”, il centro sociale Ancescao Catomes Tôt è risorto diventando luogo di ritrovo e di animazione: a frequentarlo un pubblico che va dai 30 ai 75 anni.
Ad attirare i giovani ci sta pensando una programmazione di concerti che sta diventando sempre più prolifica e che nei prossimi mesi vedrà l’arrivo di ospiti internazionali come Julia Kent, in concerto il 30 gennaio prossimo. Così oggi il centro sociale può, con realismo, aspirare a raddoppiare il numero dei sostenitori e frequentatori.
A parlarne, con giustificata soddisfazione, il presidente Paolo Bertolini e il vice presidente Olivier Manchion (fondatore degli Ulan Bator, di Permanent Fatal Error e Arzàn, solo per citare una “piccola” parte del suo retroterra musicale), che è anche direttore artistico di Red Noise, la formula di sempre maggiore successo dei mercoledì sera dedicati alla musica indipendente.
Era il 7 febbraio 2010 quando Nerino Medici fu aggredito. Da allora come sono cambiate le cose?
«C’è una differenza enorme – risponde Bertolini, classe 1941 – Il parco ora è tranquillo e i tossici non ci sono quasi più». «Questa per me è stata una delle sorprese più belle – aggiunge Manchion – Dal mio arrivo qui nel 2013 non mi sono mai imbattuto in tutto l’immaginario negativo che circondava questo posto. Non ho mai dovuto buttare fuori nessuno e ho trovato una qualità di pubblico molto alta».
La “rivoluzione” iniziò con la ristrutturazione tenuta a battesimo nel 2012 dagli allora assessori Franco Corradini e Iuna Sassi e l’obiettivo, che oggi pare centrato, di attirare un pubblico di giovani. Come avete fatto?
B. «È vero. Ora abbiamo una classe di utenti diversificata: la mattina i soci, i lavoratori della zona per i pranzi, la sera le nuove leve, i giovani, ma vorremmo fare ancora di più per gli anziani e i bambini. Non è stato facile arrivarci. Prima dei lavori il numero di tesserati era precipitato. Sembrava non ci fosse speranza. Poi, dopo i lavori, c’è stata prima la nascita della società Hortus, che ci ha permesso di ampliare l’apertura dalla mattina. Poi sono arrivati i concerti». M. «Io allora pensavo che non esistessero luoghi di aggregazione per i giovani a Reggio: per fortuna mi sbagliavo. Alcuni amici mi indicarono il Catomes Tôt. In Francia non esistono centri sociali. Mi avvicinai così a questa realtà. In quel periodo ricominciavo anche a fare musica. Io e Paolo ci siamo “trovati” subito. Per la rassegna musicale siamo partiti dal niente. Era una sfida, ma abbiamo trovato molto entusiasmo; così abbiamo creato i primi mercoledì sera: ora si sono imposti e ci siamo allargati con i venerdì jazz e stiamo pensando a musica anche il sabato. È nato il nuovo consiglio d’amministrazione con nuove leve e nuova linfa. Ma non saremmo riusciti a fare tutto questo se non avessimo avuto in mente un programma a lungo termine. Abbiamo proceduto per piccoli passi alla volta e oggi possiamo permetterci di chiamare anche artisti di grande livello. Non solo. Facciamo presentazioni di libri, mostre, corsi, i compleanni dei bimbi»
Per il futuro?
B. «Vorremmo coinvolgere sempre più persone». M. «Sono ottimista. Raddoppieremo: arrivando a 500 iscritti».
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