Rock e provocazione nel nuovo disco di Manuel Rinaldi
“Faccio quello che mi pare” in uscita il 30 gennaio Il live di presentazione a Correggio ai Vizi del Pellicano
REGGIO EMILIA. A distanza di poco più di un anno dal suo ultimo cd “10 minuti”, Manuel Rinaldi spinge il piede sull’acceleratore e torna con un lavoro composto da altri undici nuovi brani e con un titolo che la dice lunga sullo spirito con il quale è stato prodotto: “Faccio quello che mi pare”. L’album uscirà il 30 gennaio ed è anticipato dal singolo, in rotazione radiofonica da venerdì e disponibile su iTunes, “Lo Stato dei soldi”. Un concentrato di rock, provocazione e ironia che il cantautore di origine guastallese presenterà in anteprima con un live al circolo Arci “I Vizi del Pellicano” di Fosdondo di Correggio, sabato 23 gennaio (ore 22). Sarà accompagnato da Maicol Morgotti (batteria), Luca Marchi (basso) ed Eugenio Cattini (chitarra). Durante la serata sarà possibile acquistare il disco. Ne seguirà poi un tour di promozione che porterà Rinaldi in giro per l’Italia.
Da “10 minuti” a “Faccio quello che mi pare”. Tanta rabbia pare. È così?
«In parte. Il disco nasce da una considerazione: viviamo in un mondo in cui se sei passivo e ti lasci andare agli altri ci lasci le penne. Finisce che non sei più te stesso. A un certo punto ho detto: “Basta! Adesso faccio quello che mi pare”, sia dal punto di vista della vita personale che, soprattutto, musicale. Così è nato l’album. L’ho pensato, scritto e suonato come volevo io. È questo il senso del disco che, del resto, è abbastanza autobiografico. Dice molto di me. Mi sono voluto raccontare in modo più spregiudicato».
Dal novembre 2014 a oggi cosa è successo che ti ha portato a queste conclusioni?
«È stata una sorta di percorso interiore che ha riguardato sia la vita personale, ma soprattutto quella artistica. Nella vita sei veramente felice quando stai bene e stai bene quando riesci ad essere veramente te stesso. È una particolare alchimia, una sorta di formula magica che io ho sempre cercato. Anche adesso che sto parlando. È chiaro che faccio quello che mi pare, ma assumendo tutta la responsabilità delle mie decisioni. È un percorso che mi ha portato a mettemi a nudo».
La collaborazione con Fabio Ferraboschi (bassista de “I Rio”) però continua...
«Sì. Come in “10 minuti” sua è la produzione artistica e suona il basso in tutti i pezzi. Ho mantenuto il filone di quel primo lavoro da solista. Non lo ripudio affatto. Anzi. In quel lavoro ci sono tante influenze positive. Ascoltare tante cose però fa bene, ma poi devi prendere una tua strada».
Perché hai scelto come primo brano “Lo Stato dei soldi”?
«Quando si lancia un album fai sempre fatica a scegliere. Le tue canzoni le ami tutte. Diciamo che alla fine abbiamo scelto il brano che ci sembrava comunicasse qualcosa di più. Il testo parla di una tematica che riguarda tutti e di tutti i giorni. Oggi i soldi sono il vero problema. Con “Stato” intendendo sia l’Italia, chi ci governa, che le persone e le situazioni che esse vivono ogni giorno. È un tema che ho affrontato in modo provocatorio e a tratti ironico. E le sonorità sono molto rock. Questo è anche il brano per il quale, a fine mese, girerò il videoclip».
Dove?
«In una sala prove a Rubiera. Sarà una giornata aperta, alla quale chi vorrà potrà assistere alle riprese».
“Mi fermo, imparo e continuo a provare”. Versi che dicono molto di te...
«Lo dico in “Faccio quello che mi pare”. La canzone è un botta e risposta tra me e una persona che continua a chiedermi: “Come va?”, “Come stai?”. Alla fine cerco di spiegare quello che sono, cosa e come lo faccio. Nella vita c’è bisogno spesso di fermarsi un po’ per guardarsi bene attorno, riflettere su quello che hai visto. E poi mettersi alla prova, e continuare a farlo».
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