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teatro

Un viaggio tra esilio e spiritualità con Moni Ovadia e il khassidismo

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SCANDIANO. Un viaggio fra l’esilio, la spiritualità, «cruciale per la cultura occidentale e lontano dai nazionalismi che oggi continuano a dominare». Guidati per mano in un mondo ebraico lontano e...

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SCANDIANO. Un viaggio fra l’esilio, la spiritualità, «cruciale per la cultura occidentale e lontano dai nazionalismi che oggi continuano a dominare». Guidati per mano in un mondo ebraico lontano e vicino da un narratore d’eccezione, Moni Ovadia, uno dei principali protagonisti del teatro italiano. Domani (ore 21) il teatro Boiardo ospita l’ultimo spettacolo scritto da Ovadia, “Il registro dei peccati – Rapsodia lieve per racconti, melopee, narrazioni e storielle”, incentrato sul mondo khassidico, un ramo della cultura ebraica est-europea ashkenazita sopravvissuto a fatica al ‘900 e alla Shoah, ma tutt’ora ricchissimo di spunti e interesse. Oltre che decisivo per gli ultimi tre secoli di cultura del pensiero occidentale.

«È da questo mondo che arrivano Kafka, Einstein, Marx, Freud, Chagall – ricorda Ovadia – Ed è da questo mondo che proviene tanto umorismo, tanta levità. Anche per me è sempre stato un mondo di riferimento, anche se io vengo da un altro ceppo dell’ebraismo, la mia famiglia è di origine sefardita», “gli ebrei del Sud” della Spagna. L’eredità oggi è presentissima, nella cultura grazie ai nomi citati ma non solo.

«Tutt’oggi negli Stati Uniti circa l’80 per cento dei comici sono di origine ebraica e sono figli principalmente dello khassidismo», sottolinea l’attore.

Lo spettacolo, che non a caso l’amministrazione scandianese ha programmato vicino alla Giornata della memoria, ci riporta a due secoli e mezzo di vita e pensiero «che sono stati sradicati dal’900» e tutt’ora ricchissimi «di spiritualità, di leggerezza, di voglia di celebrare l’uomo, di vivacità». Un universo ricco, i cui figli sono davvero illustri così come i nemici. Era inevitabile, per Ovadia: «lo khassidismo è una cultura dell’esilio, della privazione e della spiritualità e per questo i nazionalismi hanno cercato di eliminarlo».

In qualche modo le tracce sopravvivono, nonostante «le difficoltà che ci sono anche nell’ebraismo. Oggi il dibattito nel mondo ebraico è fermo attorno a una nazione, Israele, dove fra l’altro ci sono, pure lì, forti spinte nazionaliste. E un mondo come quello khassidico è lontanissimo da questo contesto, spaventa, fa paura ancora oggi», riflette amaramente Ovadia. Lui proverà a farlo rivivere «da solo sul palco, ci saranno letture e anche canti, ma sempre per sola voce, non avrò musica ad accompagnarmi, né basi né gruppo. Ci sarò solo io, a raccontare questo mondo, sia con le mie parole che con estratti di opere». Info: 0522 85.43.55.

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