Bosso in concerto al Parco della Musica
Il musicista di casa a Gualtieri presenta “The 12th room”
REGGIO EMILIA. È ancora il 12 il numero perfetto per un musicista – pianista, compositore, direttore d’orchestra, interprete – di fama internazionale, ma che nel Reggiano ha ormai una delle sue basi preferite, in particolare a Gualtieri: Ezio Bosso. Torinese, di 44 anni, Bosso, ha curato l’ultima stagione dei concerti del Teatro Sociale di Gualtieri, un teatro tornato a nuova vita grazie all’opera di un gruppo di infaticabili giovani volontari dall’entusiasmo contagioso, che molto ha in comune con lo spirito forte e creativo di questo musicista.
Dodici, si diceva, perché le prossime importanti tappe per questo artista, che da cinque anni combatte con una grave malattia, saranno il 12 febbraio, data nella quale debutterà il nuovo spettacolo del Royal Ballet con le sue musiche, alla Royal Opera House di Londra, città dove Bosso vive da una decina d’anni; e il 12 aprile, quando il compositore presenterà al Parco della Musica di Roma, il suo primo disco, uscito a ottobre, il doppio cd dal titolo “The 12th Room”, la 12esima stanza, composto da un primo disco di 12 brani che spaziano da Bach, Chopin, Gluck, John Cage e un secondo con una sonata di 45 minuti. I biglietti per il concerto sono già in prevendita su www.auditorium.com e www.ticketone.it.
Ricorre il 12 dunque, quasi a sfidare gli scettici della cabala. In particolare l’evento romano si preannuncia unico. Lo sanno bene coloro che hanno assistito, il 30 luglio scorso, nell’affollatissima piazza di Gualtieri alla presentazione in anteprima assoluta di “The 12th Room” che ha dato il là al tour.
Senza scomodare la cabala la musica di Bosso – del cui talento si avvalgono grandi teatri come la Royal House e firme prestigiose del cinema come Salvatores – è anche filosofia. E il suo ascolto non può prescindere da questo.
«Questi brani, come sempre nelle mie scelte, rappresentano un piccolo percorso meta-narrativo – racconta Bosso – C’è una teoria antica che dice che la vita sia composta da dodici stanze, nessuno può ricordare la prima stanza perché quando nasciamo non vediamo, ma pare che questo accada nell’ultima che raggiungeremo. E quindi si può tornare alla prima. E ricominciare».
La 12esima stanza, dunque, quella buia nella quale Bosso è entrato con il dramma della malattia, ma dalla quale ogni giorni riesce a uscire grazie alla musica; l’unica vera terapia, come lui stesso afferma, ricordando le parole dell’amico il maestro Claudio Abbado. La musica che regala all’uomo la capacità di ascoltare: noi stessi e gli altri.
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