Gazzetta di Reggio

lirica

“Le Nozze di Figaro” di Martone sold out ed entusiasmo al Valli

di Giulia Bassi
“Le Nozze di Figaro” di Martone sold out ed entusiasmo al Valli

REGGIO EMILIA. Tutta speciale la prima serata delle mozartiane “Nozze di Figaro”, firmate da Mario Martone: era da tempo che al Valli, per la lirica, non si verificava un pienone così, e con...

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REGGIO EMILIA. Tutta speciale la prima serata delle mozartiane “Nozze di Figaro”, firmate da Mario Martone: era da tempo che al Valli, per la lirica, non si verificava un pienone così, e con entusiastici consensi. È piaciuta questa “commedia per musica” che, allora, nell’intenzione del librettista Da Ponte, doveva offrire un nuovo genere di spettacolo. Avevamo già incontrato Martone alle prese con Mozart nel “Così fan tutte”, di Abbado, del 2004, in cui si potevano cogliere i medesimi concetti di fondo delle Nozze, a partire dalle passerelle si protendevano verso la platea.

Questo spettacolo, ripreso da Raffaele Di Florio, con i magnifici costumi di Ursula Patzak, si avvale della funzionale scena fissa, interno-esterno, pensata da Sergio Tramonti, composta da uno scalone settecentesco con un po’ di verde e una lunga tavolata che, nel corso dell’opera, viene arricchita di piatti e portate: per una lettura che vuole arrivare allo spirito autentico del messaggio mozartiano e, prima ancora, di quello illuminista racchiuso nel testo Beaumarchais.

L’importante per il regista è che gli interpreti, mobilissimi, si divertano e facciano divertire il pubblico con intelligente misura; si sorride e si riflette e, in un certo senso, ci si ritrova quasi partecipi delle sorti dei protagonisti. Matteo Beltrami, alla testa di una convincente Orchestra Filarmonica Italiana, ha concertato con robusto vigore, più che con elegante leggerezza, guidando bene le voci e, tra esse, il Figaro di Simon Orfila nervoso, sanguigno, forse poco duttile dal punto di vista interpretativo; a lui si contrappone la splendida Susanna di Laura Giordano, la grazia fatta persona: canto omogeneo, timbro chiarissimo e pulito, una delizia.

Ottima la presenza scenica della Contessa, nel ruolo Eva Mei, la cui espressione di profonda malinconia ha coperto di magia l’aria “Dove sono i bei momenti”.

Del tutto positivo il debutto di Roberto De Candia nel personaggio del Conte: da rimarcare l’irresistibile espressività dei suoi recitativi. Non del tutto risolto il Cherubino di Laura Polverelli, mentre ha divertito il Don Basilio di Matteo Macchioni, tenore sassolese, già studente del Peri, salito alla ribalta per il successo riportato nel talent show Amici. Ottima anche la prova del Coro del Teatro Regio di Parma, preparato da Martino Faggiani e una menzione anche per il fantasioso e puntuale Simone Savina al clavicembalo. Oggi alle 15.30 si replica.

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