Santi: «Con Gatti è vera sintonia e a Reggio ci sentiamo a casa»
REGGIO EMILIA. Quando la Mahler Chamber arriva nel nostro teatro, porta la garanzia di ascoltare grande musica. Non solo, il concerto si trasforma in evento speciale e, perché no, anche in una festa,...
REGGIO EMILIA. Quando la Mahler Chamber arriva nel nostro teatro, porta la garanzia di ascoltare grande musica. Non solo, il concerto si trasforma in evento speciale e, perché no, anche in una festa, per l’affetto che lega Reggio a questa splendida orchestra da quando è stata protagonista, diretta da Claudio Abbado, di serate memorabili. «L’affetto è reciproco e ricambiato– risponde Chiara Santi, storica fagottista della Mahler – per noi Reggio è come un’altra casa. E’ stato indimenticabile anche la scorsa primavera quando abbiamo suonato al Festival del Quartetto l’Ottetto di Schubert». La Mahler, diretta da Daniele Gatti sarà sul palcoscenico del Valli domani alle 20.30, in un programma tutto beethoveniano appuntamento di una tournée partita da Treviso e che comprende anche Torino. «Siamo contenti di fare progetti con Daniele Gatti, da quando nel 2010 a Vienna, abbiamo eseguito con lui la Lulu di Berg e si è creato feeling, e così abbiamo trovato la maniera di lavorare insieme in altri progetti, come avverrà a maggio a Bergamo, Brescia, Ferrara e Torino».
La Mahler Chamber Orchestra è un’orchestra internazionale itinerante. L’ensemble si è imposto all’attenzione del pubblico e della critica pochi mesi dopo la sua fondazione nel 1997, grazie a una produzione del Don Giovanni di Mozart diretta da Claudio Abbado al Festival di Aix-en-Provence. Da allora si è esibita in tutto il mondo. Quando ha fatto il suo debutto al Teatro Real di Madrid con il Fidelio di Beethoven diretto da Claudio Abbado, nato e prodotto da I Teatri, Le Monde l’ha definita “la migliore orchestra del mondo” Lavora con le più prestigiose bacchette ma anche senza direttore e con solisti di fama. «In questi anni – prosegue la Santi – Gatti ha fatto crescere l’orchestra che con lui si sente sempre molto ben sollecitata. Arriva con le idee chiarissime, con una visione interpretativa dei brani tutta sua ma estremamente convincente. Gatti spiega anche come lavorare sul piano tecnico e anche da questo punto di vista risolve le questioni senza perdere tempo. Magari la sua visione può non piacere, ma l’orchestra a un certo punto si ritrova compatta, e quello che esce è di qualità. Per quanto riguarda il lavoro su queste sinfonie, non cerca l’effetto, chiama in causa la tradizione e circa la Sesta ad esempio punta molto alla dimensione poetica e intimista. Gatti stravolge la partitura - in senso giusto, s’intende - e non in una direzione; anche la sua Settima è semplicemente bellissima». (g.b.)
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