Gesù vive in periferia parola di Celestini
L’attore romano in scena al Comunale con il suo “Laika”
RIO SALICETO. Ascanio Celestini porta al Teatro Comunale di via Garibaldi 26 il suo nuovo spettacolo, Laika, in scena stasera alle ore 21 (informazioni biglietteria teatro telefoni 0522 649465, 366 3206544).
Con l'attore romano c'è Gianluca Casadei alla fisarmonica. Celestini, uno degli interpreti più amati e apprezzati del teatro di narrazione, porta in scena, in maniera grottesca e ironica, un Gesù improbabile che dice di essere stato mandato molte volte nel mondo e che si confronta coi propri dubbi e le proprie paure. Vive chiuso in un appartamento di qualche periferia. Dalla sua finestra si vede il parcheggio di un supermercato e il barbone che di giorno chiede l’elemosina e di notte dorme tra i cartoni. Con Cristo c’è Pietro che passa gran parte del tempo fuori di casa ad operare concretamente nel mondo: fa la spesa, compra pezzi di ricambio per riparare lo scaldabagno, si arrangia a fare piccoli lavori saltuari per guadagnare qualcosa. Questa volta Cristo non si è incarnato per redimere l’umanità, ma solo per osservarla. Uno spettacolo definito dalla critica “toccante, commovente, di grande spessore e sensibilità”.
«Ma il mio Gesù – dice l’attore romano – non è neppure lui molto sicuro di essere Gesù, cerca di capire come può rendersi utile a quelli che gli stanno attorno e alla fine salva un senzatetto di colore. Quanto all'aspetto, non molti ricordano che nel Vangelo si afferma che Cristo è basso, o per lo meno non all'altezza degli sguardi di molti. E io corrispondo in pieno. Poi finalmente qualcuno troverà legittima la mia barba, qui. Di incompatibile avrei l'età, perché coi miei 43 anni sono oltre di dieci...».
Inimmaginabile, d'altronde, che testo e performance si esauriscano in un'odierna imitazione di Cristo. Ci saranno, conoscendo Ascanio, retroscena di natura etica, di scavo civile. «Ma sì, certo – prosegue – racconto di alcuni lavoratori, facchini che si danno da fare nei magazzini della logistica, che sono poi quelli che portano pacchi e lettere nelle nostre case e che arrivano dall'Africa centrale, soprattutto da Eritrea e Etiopia, e hanno attraversato deserto e Mediterraneo per sopravvivere in Occidente». Insomma questo povero cristo d'adesso è uno di periferia che «in cappotto e camicia rossa» cerca di saperne di più dei poveri cristi del nostro quotidiano, di un'umanità che «non cambia il mondo ma se lo vive e basta».
L'apostolo Pietro parla attraverso la voce fuori campo di Alba Rohrwacher. «Ero indeciso – aggiunge Celestini – tra l'affidarmi ad un bambino o una donna. Pietro tra tutti i santi è il piu inconsapevole, Cristo lo tratta male e m'è capitata Alba, con quei suoi timbri lontani e inconsapevoli, di chi pare non capisca, non sappia sempre cosa gli capita, e lei ha proprio i toni giusti da bambina, mentre a imprestare il corpo a Pietro è il musicista, il fisarmonicista Gianluca Casadei. A proposito, io canticchio una canzoncina scritta apposta, quella della prostituta che si lamenta perché bruciando i copertoni diventa un copertone anche lei...».
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