“Alla Nebbia” e “Granelli” vincono a Verona
Poesie composte dal bancario Giovanardi e dalla dipendente Ausl Pantani. Sabato la premiazione
REGGIO EMILIA. Saranno premiati sabato mattina, a Villafranca, alla presenza del Procuratore della Repubblica di Verona e delle autorità locali, due poeti reggiani che si sono distinti al premio letterario – quarto concorso nazionale “Luciano Nicolis” – fondatore del museo dell’auto e della tecnica di rilevanza europea – al quale hanno preso parte con oltre 400 liriche concorrenti di quasi tutta Italia.
La commissione giudicatrice presieduta dal professore Giuseppe Chiecchi, ordinario di letteratura italiana all’Università di Verona, e composta tutta da docenti dello stesso ateneo ha attribuito il secondo premio nella sezione lingua italiana a Vanni Giovanardi, di Luzzara per la lirica “Alla nebbia”. Giovanardi ha 58 anni, diplomato in ragioneria e bancario; lavora nella filiale di Guastalla. La passione per la poesia gli è nata sui banchi di scuola e l’ha portato a vincere una sessantina di premi.
Questa la motivazione: «La nebbia è capace di inglobare dentro di sé un mondo intero e di informarlo alla propria sostanza senza colore e senza peso. Nella nebbia tutto si confonde e tutto viene legato dalla sua “acqua di polvere sospesa sotto il cielo”, in un continuo trapasso tra il fuori e il dentro, tra la campagna e la casa, tra la natura e l’umano».
Nella sezione a tema “Migrazione e accoglienza”, premio speciale e medaglia d’oro vanno a Maria Teresa Pantani di Reggio Emilia per la lirica “Granelli”. La Pantani, fa parte dell’associazione Scrittori reggiani e lavora nel settore formazione dell’Ausl di Reggio. La sua passione è il dialetto. In vernacolo scrive anche commedie e fa parte della compagnia teatrale La Calernese. Ha tradotto i primi sei canti dell’inferno in dialetto montanaro (è originaria di Valestra di Carpineti). Questa la motivazione: «Quattro strofe perfettamente simmetriche. Il testo ruota attorno all’idea di pluralità e dispersione dei migranti, restituita dalle immagini – la “sabbia”, i “mucchi”, le “stagioni” – o dalle iterazioni e da versi costruiti per affollamento di elementi: “miliardi e miliardi”, “giornate, mesi, anni”, ecc. Preziosamente definiti “sferule”, i partenti sono – tragicamente – detentori di “destini ignoti” di cui restano in balia, sbattuti dal caso e dall’opposto desiderio di “dimora”». (m.f.)
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