Bettola, la strage senza colpevoli è diventata un film
Il regista: «Ringrazio gli abitanti per il sostegno» Anteprima ad aprile alla multisala di Cavriago
VEZZANO. Di seconda guerra mondiale si è scritto, parlato, interpretato tanto nel cinema, nel teatro, nell’arte. Ma, se si va a scavare, le storie ancora da raccontare sono molte. E molte con lati oscuri e interrogativi che attendono risposte. E, che in molti casi, non avranno mai, almeno in modo definitivo dal punto di vista della giustizia dei tribunali. E’ il caso dell’eccidio della Bettola, la maggiore strage di innocenti commessa dai tedeschi in terra reggiana e che di sicuro non avrà mai un processo e condanne, come è avvenuto per quella di Cervarolo col processo del 2011, perchè non sono mai stati trovati rapporti militari e documenti che attestino singole responsabilità.
È partito da queste considerazioni Christian Spaggiari, regista 37enne di Pecorile di Vezzano, quando ha deciso di realizzare un film sull’eccidio avvenuto nella piccola frazione al confine tra Casina e Vezzano dove, nel giugno 1944, vennero trucidati 32 civili. Un film prodotto da Victoria Filmnova e Samanta Melioli Film Writer di Samanta Melioli (che ha scritto la sceneggiatura), che s’intitola “La rugiada di San Giovanni”.
Com’è nata l’idea di girare questo film?
«Sono di queste parti e ho sempre sentito parlare della strage della Bettola. Anche da Liliana Del Monte, superstite dell’eccidio».
Il film si attiene ai reali fatti storici?
«Sì, dietro c’è una ricerca storica: ho raccolto testimoniante, ho sentito Istoreco e mi sono attenuto a testi e documenti riconosciuti».
Ormai è pronto?
«Abbiamo finito di girare lo scorso giugno, ma i tempi di montaggio sono stati lunghi. Tra l’altro abbiamo usato degli effetti speciali molto particolari, visto che abbiamo girato di giorno all’ombra per poi trasformare le scene in visione notturna».
Quindi quando potremo vederlo al cinema?
«In autunno. Ma faremo un’anteprima a fine aprile alla Multisala Novecento di Cavriago. E sempre qui ci sarà poi la prima che prevediamo tra fine settembre e inizio ottobre».
Veniamo agli attori.
«Tra gli interpreti, figurano l’attrice Ivana Monti, l’attore Auro Franzoni e poi Liliana Del Monte e Beppe Carletti dei Nomadi, che firma la colonna sonora. Ho fatto provini a più di mille persone, ma volevo qualcuno che parlasse con l’accento nostrano perché i fatti si sono verificati qui e volevo che il film fosse il più attinente possibile alla realtà anche come dialoghi».
A fare da sfondo ci sono scorci e luoghi del nostro Appennino, ai quali sei molto legato.
«Sì, è stato girato tra Vezzano, Casina e Carpineti, comprese le frazioni di Montalto, Migliara e Pantano. Se potessi, girerei tutti i miei film qui. Credo che siano molto suggestive le alture tra Leguigno e Migliara: nel film regalano emozioni uniche al tramonto».
C’è qualche fatto curioso che ricorda avvenuto durante le riprese?
«Beh mi ha piacevolmente stupito la grande partecipazione della gente del posto. Ad esempio, per quel che riguarda gli abiti di scena, avevamo fatto un annuncio pubblico per chiedere se la gente aveva qualcosa di originale di quel periodo. Sono arrivati in tantissimi con tanto di borsine piene di vestiti, vecchie radio, pentole, bottoni, orologi».
E per le divise dei tedeschi?
«Mio fratello le ha fatte arrivare dalla Germania. Non sono quelle solite divise grigie che si vedono in tanti film. Queste sono quelle originali, verdi, estive».
La storia locale è il tuo “pane quotidiano”. Ora hai in cantiere un film sui Fratelli Cervi. Poi, altri progetti?
«Mi piacciono i film storici, i film in costume, le storie vere. Prima o poi farò un film sulla Contessa Matilde di Canossa e mi piacerebbe farne uno anche sulla Cianciulli, la cosiddetta saponificatrice di Correggio. Un caso di cronaca nera del dopoguerra che destò grande clamore in Italia per la sua crudeltà».
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