Gazzetta di Reggio

Così Stanislao Farri vede la sua Bibbiano

Così Stanislao Farri vede la sua Bibbiano

Sabato incontro con il decano dei fotografi reggiani

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BIBBIANO. Stanislao Farri ritorna al paese dov’è nato e cresciuto e dove, negli anni Quaranta, ha cominciato a scattare fotografie. Lo fa con un dialogo in pubblico, sabato 5 marzo alle ore 16 al cinema teatro Metropolis di via Gramsci, con il critico Sandro Parmiggiani insieme al sindaco Andrea Carletti e con una piccola quanto preziosa mostra di fotografie bibbianesi, scattate e, come sempre, da lui stesso stampate, nel corso dell’ultimo anno: inaugurazione alle ore 17 nella galleria comunale L'Ottagono di piazza Damiano Chiesa. Nel catalogo della mostra "Ritorno a Bibbiano" (corsiero editore, 96 pagine, euro 25) le fotografie del 2015 dialogano con quelle del Farri ventenne, che fotografa il passaggio del treno dalla finestra di casa, la madre che lavora nei campi, il padre ciabattino e via via, nel corso degli decenni, l’evoluzione del paese natio. La poesia del bianco e nero di Farri coglie gli inserti romanici nella parete della chiesa, come i rampicanti che avvolgono una casa abbandonata; l’eleganza di certe case dei primi del Novecento, come la leggerezza del cielo pieno di nuvole che fa da sfondo alle nuove costruzioni industriali; la fatica dei lavori tradizionali e l’immancabile modernizzazione della vita e del paesaggio. "Ritorno a Bibbiano" si può definire quasi un’autobiografia fotografica in cui si mescolano i primi scatti che già dichiarano la qualità del fotografo e gli ultimi che raccontano l’affetto e la semplicità con cui un maestro della fotografia ci parla delle proprie radici.

Stanislao Farri nasce a Bibbiano nel 1924, da Giuseppe, calzolaio e Luigia Casamatti, contadina. Lavora alcuni anni col padre; al 1940 risale l'inizio della sua attività di tipografo, prima alla Tipografia Notari di Reggio Emilia e poi, dal 1945 al 1955, alla Cooperativa Operai Tipografi, di cui è uno dei soci fondatori.

Sempre al 1940 si può fare risalire il suo primo interesse per la fotografia, che crescerà rigoglioso tanto da indurlo, nel 1955, ad abbandonare la Cooperativa Operai Tipografi per dare vita, a Modena, assieme a due amici, a un'impresa di fotografia professionale e di grafica. Due anni più tardi allestisce, nella sua casa, uno studio e inizia l'attività che lo vedrà, fino alla fine degli anni ’80 lavorare per importanti aziende emiliane e specializzarsi nella riproduzione di opere d'arte. Tra le varie mostre a lui dedicate, in Italia e all'estero, vanno ricordate l'antologica di fotografie in bianco e nero promossa dal Comune di Reggio Emilia nel 1976, l'esposizione di immagini a colori organizzata dal CSAC dell'Università di Parma nel 1986 e la mostra dedicatagli dal Musée Nicéphore Niépce di Chalon-sur-Saône nel 1993. Nel 1998 è stato designato autore dell'anno dalla FIAF. Da ricordare nel 2014 la sua partecipazione a Fotografia Europea con gli scatti “Stanislao Farri incontra Santiago Calatrava” suggestive fotografie dedicate alle opere urbane firmate dall'architetto spagnolo.

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