Gazzetta di Reggio

al valli

Nella Lucia di Lammermoor non convince l’allestimento

di Giulia Bassi

REGGIO EMILIA. La temperie romantica avvolge la Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti. Si percepisce in ogni piega di questo capolavoro tratteggiato da colori turgidi, atmosfere cupe, foriere di...

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REGGIO EMILIA. La temperie romantica avvolge la Lucia di Lammermoor di Gaetano Donizetti.

Si percepisce in ogni piega di questo capolavoro tratteggiato da colori turgidi, atmosfere cupe, foriere di spettri, delitti, passioni come quella della protagonista inserita in una faida di clan familiari che rispecchia la vicenda dei Montecchi e Capuleti.

Così Lucia ed Edgardo appaiono, nel feroce contesto di rivalità, disperati amanti, destinati fatalmente alla morte. Una storia immersa in un profondo senso della tragedia che nell’allestimento in scena al Valli, per la regia di Henning Brockhaus, non è sembrata così evidente.

Anche le scene del mitico Joseph Svoboda (ricostruite da Benito Leonori), realizzate con un tessuto sul quale luci e proiezioni, riflessi e colori, pur giocando poeticamente, sembravano in alcuni momenti cruciali non perfettamente avvinghiate alla regia stessa ambientata, a giudicare dai costumi, ai primi del novecento: complice anche la caratterizzazione di certi personaggi come ad esempio Arturo, lo sposo ucciso, considerato come una macchietta da cabaret; parimenti, degne di un’operetta, le caricaturali movenze coreografiche.

Quasi uno spaesamento ha generato questo contrasto visivo, a fronte una musica che Stefano Ranzani ha concertato in modo dirompente.

Indubbio conoscitore della partitura, alla guida dell'Orchestra Regionale dell'Emilia Romagna, ha diretto a memoria, con un piglio mirato a far risaltare quella geniale ispirazione, dal carattere immediato, per la quale lo stile “di getto” donizzettiano si coglie anche in una partitura-capolavoro come questa.

Avremmo voluto qualche sfumatura in più, al di là dei quelle ben evidenziate da alcuni musicisti dell’orchestra come l’arpa ed il primo flauto che accompagnano rispettivamente le due portentose arie della protagonista: una dal carattere angelico all’inizio, e l’altra verso la fine: la cosiddetta aria della pazzia, debordante di virtuosismo.

Nell’immenso ruolo di Lucia, Gilda Fiume che si è difesa con onore rivelando un canto generoso e una notevole duttilità di fraseggio.

Accanto a lei, Giuseppe Gipali (Edgardo): tenore dal timbro caldo e voce ampia; la sua brillante interpretazione ha avuto il giusto riconoscimento da parte del pubblico.

Più opaca le prove del baritono Fabian Veloz (Enrico) e del basso Enrico Iori (Raimondo).

Oggi lo spettacolo sarà replicato al Teatro Municipale alle ore 15.30.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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