Don Pasquino, un “errore strategico”
La fucilazione del parroco distrusse i rapporti fra il fascismo e il mondo cattolico
REGGIO EMILIA. “I morti pesano, è vero; ma sul sangue, se sarà necessario, noi ricostruiremo le fortune della Patria. Questo il comandamento dei Martiri”.
Questo è il commento che comparve sul quotidiano reggiano “Il Solco Fascista” del 30 gennaio 1944. Le righe erano poste a conclusione dell’articolo sulla fucilazione di nove persone, fra le quali un sacerdote, don Pasquino Borghi, parroco di Tapignola, borgata nel comune di Villa Minozzo.
“Se sarà necessario, continueremo a spargere sangue”. Il messaggio è chiaro. In periodo bellico, le milizie nere non si fecero scrupolo di dedicarsi alla vendetta, quando il controllo del territorio era ormai legato puramente alla presenza fisica di un esercito straniero che nei confronti dell’alleato fascista non nutriva per altro più alcuna fiducia.
Il libro di Massimo Storchi è un documento di straordinaria chiarezza per quanto riguarda la ricostruzione degli eventi che portarono all’uccisione di combattenti ma anche di gente che non c’entrava nulla. I verbali di interrogatorio vengono riportati per esteso e sono illuminanti nel dimostrare quanto persone lontanissime dalla lotta partigiana potessero trovarsi invischiate in vicende delle quali non comprendevano nemmeno i contorni. E’ il caso, ad esempio, di Quarto Camurri, disertore della Gnr che si ritrovò davanti al plotone di esecuzione insieme ai Fratelli Cervi, pur dopo avere dimostrato a chi lo interrogava di non avere avuto granché da spartire con i Cervi, né sul piano militare né su quello politico.
L’uccisione di don Pasquino Borghi e degli altri prigionieri, a poca distanza da quella dei Cervi, rappresentò non solo un crimine orrendo ma anche un terribile errore strategico da parte dei fascisti, che fallirono per sempre nel loro tentativo (secondo le direttive programmatiche di Salò) di riconquistare la fiducia della popolazione ritornando agli ideali di lotta sociale del regime. Anzi, con quella strage finirono per alienarsi per sempre l’appoggio del mondo cattolico, tanto che don Pasquino venne innalzato da subito a bandiera dell’antifascismo.
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