Stragi nazifasciste, alla ricerca della verità
“Anche contro donne e bambini” di Massimo Storchi, nuova luce sulla stagione dello spargimento di sangue innocente
REGGIO EMILIA. Si intitola “Anche contro donne e bambini” e già nel titolo rende chiare le intenzioni di una ricerca destinata a porre una parola definitiva sulla tragedia delle stragi compiute dai nazisti e dai fascisti nell’Italia del centronord nei mesi fra l’8 settembre e la liberazione. E’ questo il senso dell’ultimo libro di Massimo Storchi, storico di Istoreco e direttore del Polo archivistico di Reggio, autore già di numerose pubblicazioni sul periodo resistenziale. “Anche contro donne e bambini” verrà presentato venerdì alle 17.30 alla libreria all’Arco di via Emilia Santo Stefano, in un incontro che vedrà la partecipazione dell’autore insieme ai direttori degli Istituti per la storia della Resistenza di Reggio e di Parma, Nando Rinaldi e Marco Minardi.
Perché tanta violenza? Perché tanta violenza esercitata anche contro chi non poteva avere alcun ruolo nella lotta partigiana? Nella parte di vittime nelle stragi di quei mesi bui finirono anche le donne e i bambini, colpevoli di trovarsi in un territorio bellico in cui un esercito straniero ormai a un passo dalla rotta avvertiva la sensazione della disfatta imminente senza per questo avere né l’intenzione né probabilmente la possibilità di trattare un’uscita dignitosa dal fronte italiano. Non è vero – e Storchi lo dimostra con una minuziosa documentazione – che le stragi furono eseguite solo da fanatici delle Ss, anzi un grande ruolo ebbero i reparti della Wehrmacht, normali militari che non ci si immagina nei panni di feroci aguzzini. Invece proprio quello era il clima. L’idea del tradimento italiano, la sensazione di un pericolo incombente da parte di una popolazione ovviamente ostile, le insidie del territorio, finirono per generare nelle truppe naziste una sorta di etica al contrario. Violenza totale e assoluta nei confronti di chiunque di macchiasse di azioni contro l’esercito tedesco e anche contro chi semplicemente non collaborasse nella lotta ai partigiani. Se poi in quelle esplosioni di violenza ci fossero andati di mezzo degli innocenti, soldati e ufficiali potevano contare sulla certezza dell’impunità. E questo lo si può leggere chiaramente nei documenti reperiti da Storchi.
Di alcune di queste efferatezze molto è stato scritto di recente: l’eccidio della Bettola e quello di Cervarolo su tutti. Ma non furono gli unici casi. Tanti furono gli episodi passati in secondo piano per il numero più esiguo delle vittime, o perché meno evidente era il nesso fra presenza partigiana e rappresaglia nazifascista. Spesso questi episodi oggi possono essere inquadrati come brutale e primitiva vendetta. Dopo la scoperta dell’armadio della vergogna che per decenni ha tenuto nascoste le carte sulle stragi, si è passati alla stagione dei processi, fra i quali quello sui morti di Cervarolo. Adesso – e “Anche contro donne e bambini” ne è la prova – è tempo di passare alla stagione della conoscenza e della consapevolezza.
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