Gazzetta di Reggio

Il regista Crispino: «Il desiderio al centro di Parole di vetro»

di Martina Riccò
Il regista Crispino: «Il desiderio al centro di Parole di vetro»

CADELBOSCO SOPRA. Un foglio bianco e un'irrefrenabile voglia di sperimentare, spingendosi oltre la siepe della convenzione e del già visto. È nato così Parole di vetro il nuovo spettacolo della...

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CADELBOSCO SOPRA. Un foglio bianco e un'irrefrenabile voglia di sperimentare, spingendosi oltre la siepe della convenzione e del già visto. È nato così Parole di vetro il nuovo spettacolo della giovane compagnia reggiana Otto & TreQuarti che stasera alle 21 e domani alle 17 è di scena a L’Altro Teatro. «L'idea del progetto – dice il regista Silvio Crispino – è nata circa un anno fa dal desiderio di metterci ulteriormente in gioco e passare quindi dalla rielaborazione di testi noti a una pièce inedita, la cui tecnica di base fosse la creazione collettiva dello spettacolo, in modo che ognuno diventasse, oltre che interprete, anche autore del proprio personaggio. Siamo quindi partiti da un foglio bianco, intrecciando le storie di nove personaggi nati dalla nostra pura fantasia, ottenendo così un canovaccio da cui è stato successivamente sviluppato lo spettacolo".

Di che cosa parla “Parole di vetro”?

"Del desiderio. Addentrandosi nell'animo umano, lo spettacolo cerca di dare risposta a una semplice domanda, con la quale tutti noi almeno una volta ci siamo dovuti confrontare, ovvero “cosa è giusto desiderare?”. Al centro le storie di Rachele e Anna, le cui vite si sono intrecciate nella ricerca del desiderio: poter partire per raggiungere un luogo di pace dove il loro passato non possa più raggiungerle».

Come mai questo titolo?

«Il particolare uso delle parole è un elemento ricorrente dello spettacolo, facendo trasparire le fragilità e la forza dei personaggi. Da quiParole di Vetro».

Molto diverso dal vostro precedente spettacolo"Le belve

«Sì, in tutto, con Le belve ci siamo confrontati col valore dell'onestà e il conflitto che questa ha con i sentimenti, chiedendoci fino a che punto fosse giusto sacrificarsi per gli altri e scendere a compromessi».

Quanto avete lavorato allo spettacolo?

«Abbiamo iniziato in giugno sul canovaccio, e dall'autunno ci siamo concentrati sulle prove e su tutti gli aspetti legati alla messa in scena dell'opera: costumi, scenografia, trucchi, musica».

Come vi dividete il lavoro?

«Generalmente ci dividiamo in gruppi, in modo che ciascuno abbia il proprio ambito, ma sempre confrontandoci insieme. Questa metodologia di lavoro comporta un impegno continuo di diverse ore e quindi molte energie».

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