«Scrivo di Erri, l’alter ego di me stesso»
Lo scrittore Marone alla libreria All’Arco al suo secondo romanzo di successo
REGGIO EMILIA. Lorenzo Marone, dopo il grande successo de “La tentazione di essere felici”, torna in libreria con un’altra storia di piccole grandi esistenze: “La tristezza ha il sonno leggero” (373 pagine, € 16,90 Longanesi editore). Abbiamo incontrato l’autore alla libreria All’Arco, durante la presentazione del suo nuovo lavoro.
Cosa significa che la tristezza ha il sonno leggero?
«Si riferisce a una malinconia di fondo con cui si impara a convivere: nell’estro napoletano, nel modo di vivere partenopeo, c’è pur sempre una malinconia di fondo, che viene accetta come tale. I miei personaggi non fanno eccezione».
Il libro è una storia corale.
«Questo è un libro sulla famiglia. Anzi, sulle famiglie allargate, come diremmo oggi».
Cosa ne ha voluto raccontare in particolare?
«Cosa sono diventati quei bambini, come me all’epoca, che hanno vissuto le esperienze di separazione? In questo senso, pur essendo un romanzo ironico, si parla anche di dolore e di ferite. Mi riferisco a quel dolore che conduce, ad un certo punto, alla necessità di perdonare i propri genitori, per quello che hanno causato con la separazione oppure, anche senza divisioni, per quello che impongono ai figli, tentando di farne l’immagine di loro stessi. Spesso il consiglio sbagliato viene proprio da chi ci ama troppo. Quindi questo è anche un libro sull’emancipazione dalla famiglia di origine».
Nel suo libro sono molto importanti le figure femminili.
«Sì, sia che siano rappresentate dalla madre oppressiva come Renata, definita da Erri “capo miliziano”, oppure da Flor, la sorella nata dalla nuova unione di suo padre, una ragazza che vive alla giornata e rappresenta la libertà. Poi c’è Arianna, la figura femminile più simile ad Erri, e proprio per questo destinata a non essere mai la sua donna. A proposito di donne: è stata mia moglie a incoraggiarmi a tirare fuori le storie che avevo nel cassetto. Ecco come è iniziata la mia avventura di scrittore».
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